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Bascarsija con la fontana di Sebilj a Sarajevo

Sarajevo: 3 cose da fare nella capitale bosniaca

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La capitale della Bosnia ed Erzegovina è una città affascinante: è uno di quei luoghi che non lasciano nessuno indifferente e che rimangono attaccati al cuore con forza e prepotenza. Sarajevo, a tratti, risulta addirittura commovente non solo per la sua disarmante bellezza, ma anche per il suo recente passato pieno zeppo di dolore. Di seguito ecco 3 consigli per godersi la città al meglio.

Fermarsi a bere un caffè bosniaco nella Baščaršija

La Baščaršija è il cuore pulsante di Sarajevo.

Questa zona, un tempo, era l’area commerciale più importante della città e oggi, in certo senso, lo è ancora. Tra i vicoli di pietra si aprono negozietti di souvenir, gioiellerie e bar dall’atmosfera da mille e una notte.

Il simbolo della Baščaršija e di tutta Sarajevo è la fontana di Sebilj. Questa fu progettata e edificata nel 1891 durante il periodo austro ungarico. Le sue forme, però, richiamano uno stile orientaleggiante perché l’obiettivo era quello di reinterpretare in chiave moderna le fontane ottomane.

Oggi questo luogo è uno dei principali ritrovi degli abitati della capitale bosniaca e una delle tappe imperdibili durante una visita a Sarajevo.

Per capire davvero l’importanza che la fontana riveste per la Baščaršija e per l’intera città non si può passare di qui velocemente e scattare una foto, ma bisogna fermarsi a osservare la gente: i bambini che corrono dietro ai piccioni, le coppie che si tengono per mano e i turisti che si scattano selfie raccontano tutto il senso di questo luogo.

Il modo migliore per godersi la Baščaršija è quello di sedersi al tavolino di uno dei bar che affollano la piazza intorno alla fontana Sebilj, ordinare un caffè bosniaco e rilassarsi.

La Baščaršija è il centro di Sarajevo e il caffè è uno dei riti più importanti di tutta la Bosnia ed Erzegovina.

Il caffè qui non si beve in un sorso e non ha niente a che fare con l’espresso italiano. Il caffè bosniaco si lascia riposare per far depositare i fondi e poi si sorseggia, poco alla volta, intervallandolo con un morso al lukum, un dolcino zuccherossissimo di origine ottomana.

I minuti scorreranno senza accorgersene: solo così si sarà apprezzato davvero il centro della capitale bosniaca.

Riflettere sugli orrori della guerra all’interno del War Childhood Museum

Durante gli anni Novanta la Bosnia ed Erzegovina è stata il centro di una violenta e cruenta guerra etnica. Con il disgregarsi della Jugoslavia, infatti, tra i Paesi che fino a quel momento si erano raccolti sotto un’unica bandiera scoppiò un conflitto che imperversò per anni e significò la morte di migliaia di persone.

Sarajevo fu una delle città a cui toccò la sorte più pesante, uno dei luoghi in cui quella triste guerra fratricida lasciò i segni più profondi.

La capitale della Bosnia subì un lungo assedio che durò dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.

Le forze dell’Armata Popolare Jugoslava tenettero sotto tiro (nel vero senso della parola) i cittadini di Sarajevo per quattro lunghi anni. Tutti gli edifici della città vennero danneggiati: 35000 furono completamente rasi al suolo. Durante quegli anni morirono più di 12000 persone.

Oggi, dopo più di 20 anni, il segno di quegli orrori è ancora presente in città: lo è nelle facciate degli edifici, nelle tristemente famose “rose di Sarajevo” (i segni dei colpi di mortaio dipinti di rosso sulle strade del centro storico), nei bianchi cimiteri sulle colline e in alcuni musei della città.

Uno di questi musei è il War Childhood Museum, un percorso toccante e suggestivo, un’esposizione che spinge con forza alla riflessione, ma che lo fa in maniera quasi elegante e leggera.

Il War Childhood Museum è letteralmente un percorso tra i ricordi di coloro che durante gli anni della guerra erano bambini: giochi, pagine di diario, fotografie e disegni, ma soprattutto tante emozioni.

Questo è un museo capace di lasciare il segno.

Rose di Sarajevo
Le famose rose di Sarajevo dipinte sulle strade di Sarajevo che rappresentano i colpi di mortaio

Passeggiare lungo la pista da bob sul Monte Trebević

C’è un luogo, infine, che merita davvero di essere inserito all’interno di un itinerario a Sarajevo: si tratta della pista da bob sul Monte Trebević.

Qui, nel 1984, durante le Olimpiadi Invernali che si tennero a Sarajevo, la Germania dell’Est vinse l’oro grazie alla discesa di Hoppe, Wetzig, Schauerhammer e Kirchner.

Quella pista da bob oggi è ancora lì, seminascosta dalla vegetazione.

La sua storia, però, non racconta più solamente i giorni d’euforia in cui giornalisti, sportivi e appassionati si accalcavano nei dintorni per assistere alle gare. La storia della pista da bob, infatti, è tristemente legata ai giorni dell’assedio di Sarajevo, quando i cecchini serbi la utilizzarono come postazione per sparare sulla città.

I boschi divennero uno sconfinato campo minato e la funivia che accompagnava al Monte Trebević venne completamente distrutta. Quello era un vero e proprio inferno.

Oggi che la guerra è finita da tempo e gli anni sono passati, il lungo serpente di cemento è rimasto lì: si intrufola tra gli alberi di un bosco che cresce a circa 2000 metri.

La pista da bob si è trasformata in una tela bianca per i writers che hanno fatto di questo luogo una sorta di museo di street art a cielo aperto. Per raggiungerla basta salire sulla nuova funivia che è stata inaugurata un paio di anni fa.

La pista da bob è uno dei luoghi più significativi della capitale bosniaca: un luogo dove la storia non ha ancora smesso di dire la sua.

La pista da bob con i graffiti a Sarajevo
La pista da bob utilizzata durante le Olimpiadi Invernali del 1984 con i graffiti

Sarajevo è un mix di culture e tradizioni, una città cosmopolita e inclusiva, un posto dove ci si riesce incredibilmente a sentire come a casa. Queste sono solo 3 esperienze consigliate durante una visita in città, ma le cose da fare e da vedere sono ancora tantissime.

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3 commenti

Silvia The Food Traveler 19/01/2021 - 18:58

Da tempo Sarajevo è nei miei pensieri, ma non sono mai riuscita a trovare dei voli a prezzi decenti quindi per il momento è rimasto un sogno nel cassetto. Mi vedo già a sorseggiare un caffè molto lentamente insieme a qualche lukum!

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Valeria 21/01/2021 - 12:40

Sono stata a Sarajevo in viaggio da sola ed è rimasta nel mio cuore. Devo dire che i tuoi spunti sono molto originali: non sapevo della pista da bob ad esempio. In quanti ai musei, avevo visto quello dedicato a Srebenica ma questo non lo conoscevo.

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Ilaria 25/01/2021 - 12:28

Mi sembrano dei consigli molto originali! non sono mai stata a Sarajevo e mi piacerebbe includerla in un tour dei Balcani!

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