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area megalitica Saint Martin de Corleans

Cosa vedere nell’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans

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Andare indietro nel tempo, quando Aosta non esisteva. Dove oggi sorge Saint Martin de Corléans, ad almeno 6 m di profondità dalla città attuale, a partire da 6000 anni fa si trovava un grande santuario preistorico occupato, poi, da tombe megalitiche. Scoperta per caso nel 1969, quando l’uomo arrivava sulla luna, l’area megalitica di Saint Martin de Corléans al primo impatto sembra davvero la superficie lunare. Risaliamo indietro nel tempo, quando gli uomini usavano le stelle per orientarsi, e non Google Maps.

Riscoprire il nostro passato più antico

In principio, alla fine del V millennio a.C. (6000 anni fa!), in questa piccola valle alle pendici delle montagne che circondano Aosta non viveva nessuno. Le popolazioni che vivevano sulle montagne, però, cominciarono a riconoscere questo luogo come sacro: un luogo in cui compiere riti propiziatori nei confronti delle divinità della terra, perché favorissero i raccolti e conservassero in salute le greggi.

Il primo segno della frequentazione umana di questo spazio è una serie di arature: la terra sembra come pettinata, i segni dell’aratro sono tante sottili incisioni parallele sulla superficie. Se quest’interpretazione è esatta, queste arature di Saint Martin de Corléans sarebbero tra le più antiche mai individuate. Un bel primato per Aosta.

La vocazione a luogo sacro rimane nelle epoche successive. Al posto delle arature vengono realizzati dei grandi pozzi sacri che sono eseguiti secondo un allineamento particolare. Sul fondo dei pozzi sono depositati semi di cereali e di legumi e piccole macine: si tratta di offerte votive per ingraziarsi le divinità della terra, per assicurarsi un buon raccolto e greggi in salute.

Il ritrovamento di questi semi è stato utilissimo agli archeologi per ricostruire il paesaggio dell’epoca – siamo nel IV millennio a.C. – e per capire la dieta degli antichi abitanti della Valle d’Aosta. Essi coltivavano farro, frumento, cicerchie e piselli. Nei boschi crescevano querce e pini. Lo studio dei semi fossili e delle tracce di polline e dei resti vegetali carbonizzati è fondamentale per ricostruire i paesaggi storici. E così il passato riprende veramente forma e ritrova il suo aspetto.

Le stele antropomorfe

In un momento successivo, verso la metà del IV millennio a.C., fanno la loro apparizione nel santuario i primi menhir, ovvero lastre di pietra allungate, infisse nel terreno. Da queste prime stele alle lastre antropomorfe il passo è breve: esse hanno forma trapezoidale, in cui ben si distingue la testa, un ovale rovesciato, dalle spalle diritte. Negli esemplari più evoluti le figure sono caratterizzate da abiti, gioielli, cinture e armi, tutto finemente inciso. Le braccia con le mani sono sempre ben distinte, unite sulla pancia all’altezza della cintura, mentre non sono indicati caratteri, come ad esempio il seno, per distinguere stele maschili da stele femminili. Solo la presenza di armi in qualche caso fa capire che siamo davanti ad una stele maschile.

menhir stele Saint Martin de Corleans

Chi rappresentassero questi personaggi non è chiaro: divinità, antenati, eroi? Non è dato sapere. Quel che è certo è che esse erano innalzate nel santuario e rimasero infisse nel terreno col loro significato sacro e rituale finché, persa questa loro funzione, vennero rimosse e riutilizzate nella fase successiva di frequentazione del sito.

Tra la fine del IV millennio e l’inizio del III cambia infatti la destinazione d’uso del sito: da santuario diventa un grande sepolcreto nel quale vengono costruiti dolmen, ovvero tombe monumentali per sepolture multiple, di intere famiglie o clan. I dolmen sono realizzati riutilizzando anche le lastre che fino a pochi secoli prima caratterizzavano il santuario: non si riconoscono più le figure umane rappresentate, alcune di esse vengono spezzate per meglio adattarle alle nuove esigenze degli abitanti della valle.

stele antropomorfe Saint Martin de Corleans

Dalle stele antropomorfe ai dolmen

L’epoca delle stele antropomorfe è tramontata. Esse perdono il loro significato e diventano materiale da costruzione per tombe monumentali. I dolmen accolgono numerose sepolture per generazioni. Studiare i resti umani diventa importante per capire chi erano e come vivevano gli abitanti della valle all’inizio del III millennio a.C.

Nell’area megalitica sono esposti alcuni oggetti di corredo, come rasoi e spilloni in bronzo; alcuni crani dei defunti presentano la traccia di operazioni al cervello: il segno del cranio trapanato è inconfondibile: dei tre uomini che subirono quest’operazione, uno sopravvisse – le ossa del cranio mostrano di essersi calcificate – mentre un altro dev’essere morto letteralmente sotto i ferri, stando sempre alle condizioni delle ossa del cranio che, in questo caso, non mostrano di essersi rimarginate, ma tutt’altro.

teschi area megalitica Saint Martin de Corleans

Di tutti i dolmen rinvenuti, nell’area megalitica di Saint Martin de Corléans ne è stato ricostruito uno, che si trova nel bel mezzo dell’area archeologica musealizzata, e restituisce l’aspetto di quel luogo che, da santuario a necropoli, mantenne sempre un importante ruolo per le comunità della valle.

Visitare l’area megalitica di Saint Martin de Corléans

Saint Martin de Corléans è a poca distanza dal centro di Aosta. L’area megalitica ha aperto al pubblico da pochi anni, 2016, ed è racchiusa in un museo che insieme la protegge e la valorizza. Dal pianoterra, che sarebbe il livello del suolo e della città attuale, si scende letteralmente indietro nel tempo, e ogni passo che si compie verso il basso è un passo indietro nella storia: il sito megalitico è stato rinvenuto sotto una stratificazione di 6 m dal livello attuale: 6 m per 6000 anni circa di vita umana.

Il museo ospita anche mostre temporanee: nell’inverno 2019-2020 ospita ad esempio la mostra “Dinosauri in carne e ossa”, un evento che, nel mostrare i dinosauri e i grandi animali estinti, porta l’attenzione sulle grandi estinzioni, naturali, ma anche causate dall’uomo nei secoli più recenti, e sui cambiamenti climatici. I bambini si divertono da matti, mentre gli adulti sono chiamati a riflettere su temi che, anche se riguardano la preistoria, in realtà sono di grande attualità.

L’area megalitica di Saint Martin de Corléans è un gioiello di archeologia che vale la pena di visitare. In una città come Aosta, meta di turismo culturale grazie ai suoi monumenti di età romana che ne caratterizzano il tessuto urbano, questo sito di età preistorica consente di risalire ancora più indietro nel tempo. Per conoscere gli orari – che si distinguono in un orario invernale più ridotto e uno estivo più ampliato, si rimanda alla pagina ufficiale dell’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans. Dopodiché non resta che visitarla e lasciarsi incantare dalla bellezza senza tempo dei luoghi creati dai nostri antenati.

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4 commenti

Lucy 15/04/2020 - 15:21

Dev’essere bellissimo, grazie di averne parlato visto che per ora la Val d’Aosta è per me letteralmente quanto di più lontano al mondo 🙂 Ho adorato il dettaglio sui teschi, sono pazza di queste cose!

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marina lo blundo 15/04/2020 - 21:53

Davvero? Beh, quella storia dei teschi è pazzesca davvero. Pensare che mi potessero bucare il cranio nell’età del bronzo e che avessi qualche possibilità di sopravvivere mi manda davvero in estasi! O forse è il vino, chissà 😉

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Giovy Malfiori 27/04/2020 - 06:34

Interessante: la Val d’Aosta non è vicinissima per me ma, non appena potrò spostarmi con un po’ di serenità, credo che ci passerò qualche giorno. Mi mette serenità quel posto e adoro le tracce storiche della region. Non conoscevo quest’area e la andrò a vedere.

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Helene 16/05/2020 - 17:57

Mi piace tantissimo la Valle d’Aosta e la conosco abbastanza ma questo sito mi manca. Devo provvedere al più presto.

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