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Dolceacqua, il borgo Ligure che fece innamorare Monet

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Nell’estremo Ponente Ligure, a due passi dal confine francese, un piccolo borgo medievale arroccato vanta tra i suoi primati quello di aver accolto il pittore impressionista Monet e di essere stato oggetto di alcuni suoi dipinti en plein air. Il resto è storia, anzi, storia dell’arte.

Dolceacqua, cuore della Val Nervia

Siamo in Val Nervia, nell’estremo Ponente Ligure. A Ovest della foce del torrente Nervia, infatti, sorge Ventimiglia, con la sua millenaria storia di terra di confine, dai tempi preromani dei Liguri Intemelii all’età romana in cui, col nome di Albintimilium era l’ultimo baluardo della Regio Liguria prima della Gallia, l’attuale Francia.

Risalire la Val Nervia dalla foce verso l’interno, verso la montagna ligure, equivale a compiere un viaggio nel tempo: lasciata alle spalle la costa, dopo un primo susseguirsi di centri commerciali e industriali, ci si comincia a inerpicare su per una valle che si fa sempre più stretta. Dopo la località di Camporosso, infatti, aumentano le curve, il torrente rimane alla nostra destra e i pendii si fanno più aspri.
Poi, improvvisamente, la vista si apre: davanti a noi un borgo, dominato dall’imponente castello, e un ponte a schiena d’asino che urla tutto il suo orgoglio medievale: è questo il primo impatto con Dolceacqua. Il borgo medievale perfetto. Case in pietra, castello fortificato: tutto ci parla di un territorio antico, da difendere e da controllare.
Dolceacqua ci si para davanti in tutta la sua teatralità. In effetti la vista è decisamente scenografica: il ponte arcuato sul fiume, il borgo in salita e il castello al suo culmine fanno correre lo sguardo verso l’alto, all’apice di questo triangolo paesaggistico. Ma è tempo di penetrare nelle viscere del borgo, di esplorarne le oscurità per risalire alla luce, all’altezza del Castello.

Vista su Dolceacqua

Vista su Dolceacqua

Vicoli oscuri e un castello possente

Si percorre il borgo in salita, inoltrandosi in uno dei suoi vicoli oscuri e incredibilmente freschi in estate, che salgono verso la cima. Edifici alti e stretti gli uni agli altri, archi di raccordo tra un edificio e l’altro, finestre strette e porte che immettono in ambienti angusti e bui. Alcuni di questi sono occupati, oggi, da piccole botteghe che vendono artigianato artistico oppure prodotti tipici, come l’olio oppure il vino: il Rossese di Dolceacqua è una produzione locale particolarmente pregiata e qui non mancano localini dove fare un assaggio e acquistare.
Il borgo ospita anche numerosi appartamenti per soggiorni oppure b&b: Dolceacqua è infatti meta piuttosto nota, soprattutto Oltralpe, ed è il luogo ideale da scegliere sia come punto di partenza per escursioni nell’entroterra che come luogo per stare un pochino al fresco rispetto alla canicola estiva che si soffre sul litorale.

Ma il top, in tutti i sensi, è il Castello Doria.
Aperto al pubblico dopo un lungo restauro, oggi ospita mostre temporanee, tra cui una dedicata proprio a Monet in Riviera, ed è un percorso eccezionale attraverso la storia dell’edificio e del territorio. Chi avrebbe mai detto che queste valli impervie potessero far gola a conquistatori, principi, conti, duchi e marchesi? Eppure la storia medievale e cinquecentesca del Ponente Ligure è fatta di fortificazioni, di assalti, di conquiste.
Il Castello risale al 1151, fatto erigere dai conti di Ventimiglia; già nel XIII secolo però diviene proprietà della famiglia Doria che è legata indissolubilmente alla storia di Genova. Inizialmente il Castello aveva il suo fulcro in una torre circolare, di cui rimane traccia oggi, ma che fu presto inclusa nel maniero fortificato che si vede ancora oggi: una sorta di cubo con le torrette che domina la valle.

Il castello di Dolceacqua

Il castello di Dolceacqua

Il borgo perfetto e Monet

“18 février 1884 Dolceacqua, dans la Vallée de la Nérvia: l’endroit est superbe, il y a un pont qui est un bijou de légèreté…”

Con queste parole Claude Monet fissa le sue prime impressioni sul borgo di Dolceacqua. Ben altre impressioni, poi, egli lascerà sulla tela: da buon pittore impressionista, infatti, saprà dipingere quel ponte che tanto lo ha colpito con una maestria che solo i pittori impressionisti sanno avere: giocando sulle luci, sui colori, sull’aria. Protagonista assoluto il ponte, dunque, ma anche il Castello e gli scorci sulla Val Nervia.

Una mostra che si è svolta questa primavera, ma che meriterebbe di essere permanente, dislocata al Castello di Ventimiglia e nella vicina Bordighera, sulla costa, ha presentato i dipinti che Monet realizzò in Riviera, ispirati alla natura aspra ed esotica del Ponente Ligure, ai campanili aguzzi che si stagliano contro il cielo e contro il mare. E a Dolceacqua e al suo ponte, per l’appunto.

Monet soggiornò a Dolceacqua nel 1884: “Questi luoghi sembrano fatti apposta per la pittura en plein air” scriveva, pur lamentando la difficoltà, o la sfida, nel dipingere palme, ulivi e la vegetazione folta che si staglia contro il blu del cielo. Si rende conto di quanto sia difficile rendere i colori della Liguria, i toni accesi della luce nell’inverno ligure, ma poi, dopo un po’, riesce a trovare un compromesso e soprattutto si innamora perdutamente: “Tutto è colore cangiante e fiammeggiante, è ammirevole; e ogni giorno la campagna è più bella, e io sono incantato dal paese” scrive ancora. E chi è ligure, e ammira i suoi dipinti, può oggi ben dire che quella luce fiammeggiante, quei colori così vividi e tersi che emergono sono proprio quelli che la Liguria sa regalare.

Carruggi di Dolceacqua

Carruggi di Dolceacqua

Dolceacqua è il borgo perfetto, con i suoi carruggi, i vicoli, stretti e bui, che ti costringono a chinare la testa anche se in realtà c’è spazio per camminare dritti; con le sue vedute pittoresche, il castello che trasuda storia e il ponte che parla di medioevo e di arte di arrangiarsi. Nelle giornate particolarmente terse dal castello si vede il mare. È meraviglioso stare quassù e pensare a quanto la Liguria sia una terra stretta e lunga, irta e scoscesa, ma allo stesso tempo dolce e poetica. Una vera opera d’arte, e non mi riferisco soltanto ai dipinti di Monet.

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