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Donna con tablet in hotel, crediti Retha Ferguson

Accessibilità e benessere anche per le persone sorde

4 commenti

Quando si parla di accessibilità il primo pensiero va alle limitazioni fisiche, per cui si è portati ad intuire più “facilmente” quali possano essere le barriere architettoniche da abbattere e le misure da adottare per rendere accessibili i locali. Peccato che quasi mai si pensi a ben altre barriere, come illustrerò in seguito.

Benessere e accessibilità

Stesso discorso quando si parla di benessere: si pensa immediatamente ad un buon stato di salute oppure ad una buona situazione economica; oppure, più recentemente, si associa l’idea ad una bella pausa relax spesa in qualche centro spa. Molto più raramente si pensa al benessere come al ben-essere, allo stare bene con una più ampia accezione del termine, allargando il concetto anche alla sfera psicologica o anche, molto più banalmente, alla semplice assenza di problemi.

Vi faccio un esempio. Immaginatevi di dover prendere in fretta qualcosa di importante da un armadietto posto troppo in alto: la sua inaccessibilità è una scomodità che in un qualche modo interferisce sul nostro stato di benessere, anche se solo momentaneamente; ci sentiamo infastiditi. Così come quando arriviamo in un luogo e non ne capiamo la lingua; ci si sente a disagio nell’impossibilità di comunicare facilmente. Anche questa inaccessibilità alle informazioni è una forma di malessere.

Quindi, possiamo dedurre che l’accessibilità sia fonte di benessere. E poiché il benessere è fonte di opportunità anche economiche, poiché attira potenziali clienti, suppongo conveniate con me che una destinazione turistica debba essere accessibile a tutti e sotto ogni punto di vista.

Diventa pertanto fondamentale in qualità di viaggiatori e di blogger essere osservatori attenti, per saper conoscere e riconoscere le necessità specifiche che fanno stare bene gli ospiti in ogni momento del viaggio; dobbiamo comunicare ciò che serve, ciò che manca, ciò che è migliorabile per poter assicurare maggiore accessibilità nella ricettività, nei trasporti, nella mobilità, nella ristorazione, nella cultura e nel tempo libero.

La sordità: una disabilità poco ri-conosciuta

Il più delle volte si considera accessibile una struttura che non abbia barriere architettoniche, perché il deficit fisico è sempre il più facile da individuare; peccato che non si pensi altrettanto facilmente a ben altre barriere, come quelle per chi ha deficit sensoriali. Tra questi c’è la sordità, conosciuta anche come la “disabilità invisibile” perché non si vede chi è sordo.

La sordità è una disabilità tanto invalidante quanto trascurata, proprio perché non visibile; si pensa – in modo banale e riduttivo – che la sordità sia semplicemente il “non sentire”, mentre si deve parlare di vero e proprio disagio ed esclusione sociale perché è una difficoltà oggettiva nel comunicare anche in assenza di mutismo cosa che, infatti, non è sempre presente.

La sordità e i problemi gravi di udito sono condizioni che riguardano ben il 5% della popolazione mondiale; i dati, resi noti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2014, parlano di circa 360 milioni le persone con disabilità uditiva nel mondo e, secondo l’Istat, in Italia sono quasi 900.000. Ma nonostante ciò, la sordità (come anche la cecità) rimane ancora una condizione sociale poco conosciuta e trascurata; troppo spesso vengono ignorate le difficoltà comunicative che essa comporta.

Persone con disabilità uditiva e viaggi

Ho così deciso di raccontare le esperienze di viaggio in qualità di sorda oralista (non sento, ma parlo correttamente) per evidenziare le maggiori situazioni di disagio e per provare a fornire suggerimenti utili e alcune possibili soluzioni.

Siti e social

Una persona sorda, avendo spesso notevoli difficoltà al telefono, è portata indubbiamente a ricercare le informazioni in forma scritta. Quindi attraverso siti dedicati e social ci si aspetta di trovare tutte le informazioni necessarie, ad iniziare dalla possibilità di prenotare direttamente. Peccato che queste informazioni il più delle volte non siano così accessibili: da siti obsoleti a informazioni poco strutturate o mal curate, la comunicazione scritta online è ancora troppo spesso una nota dolente. Senza tener conto – anche nel caso di siti più “avanzati” – dei tanti video promozionali senza alcun sottotitolo.

Call center

Anche se la tecnologia mette a disposizione soluzioni piuttosto sofisticate, il più delle volte non resta altra soluzione che avvalersi del telefono per accedere alle informazioni, fare prenotazioni, richiedere assistenza. E qui si aprono altri scenari: la maggior parte dei centralini sono call center con sistemi automatizzati. Parlare con un operatore diventa pressoché impossibile, una persona sorda già in fase iniziale ha difficoltà a capire quale caspita di tasto deve premere.

I messaggi preregistrati sono troppo veloci per essere capiti da una persona sorda; almeno ad un operatore umano gli si può dire di parlare più lentamente e scandire meglio le parole.  Quindi, che siate un hotel, un infopoint o qualsiasi altra realtà turistica, cercate di mettere quante più formazioni esaustive sul sito o avere linee dedicate per persone sorde; o, piuttosto, prevedete un contact center con una chat, con la possibilità di dialogare in forma scritta con un operatore umano perché i bot disponibili sono spesso difficili da programmare per essere accessibili e funzionali. A volte, basta davvero poco.

Come agevolare le prenotazioni in caso di sordità e ipoacusia (!)

Non sembra vero, ma molte strutture ricettive mettono nei contatti la seguente frase: per informazioni e prenotazioni telefonateci! Ma come! Possibile che non abbiano un sistema di prenotazione diretto sul loro sito? Ciò significa che noi che facciamo parte di una comunità linguistica differente, ci vediamo costretti a prenotare sui portali. Ciò comporta, per la struttura ricettiva, una perdita in termini di profitto perché – si sa – una bella percentuale va ad appannaggio del portale.

Questi sono solo alcuni spunti legati alla fase di preparazione del viaggio, approfondiremo tutti gli aspetti legati all’accessibilità dei siti turistici nei prossimi articoli.

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4 commenti

Salvina 06/03/2020 - 23:13

ho sempre osservato e sottolineato la presenza di barriere architettoniche di un sito archeologico, un museo o qualsiasi altro luogo culturale, ma mai mi ero posta il problema di capire se e come una persona con problemi all’udito potesse partecipare a visite guidate o eventi culturali, né immaginavo così difficoltose le prenotazioni telefoniche. Questo articolo mi ha fatto riflettere parecchio: a volte si danno per scontate tante di quelle cose, che scontate per alcuni non sono mai. Mi dispiace tanto, perché credo che questo possa ostacolare la libertà di chi ha questo deficit e nessuno dovrebbe sacrificarla!

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Fabiana 18/03/2020 - 13:52

Sono sempre più contenta dei passi avanti che stiamo facendo sul tema: con tutte queste conferenze stampa che si vedono ultimamente, c’è sempre una persona che traduce in LIS.

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Giovy Malfiori 19/03/2020 - 08:19

Il web per me ha il dovere di essere accessibile: progettare un sito internet non accessibile è un qualcosa che non si può sentire.

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marina lo blundo 20/03/2020 - 17:09

Il Parco archeologico di Ostia ha avviato un progetto di videoguida in lingua dei segni e ogni tanto organizza visite guidate per gruppi di sordi. Il tema negli ultimi anni è stato molto affrontato dagli istituti culturali e alcuni risultati qua e là si iniziano a vedere.

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