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Il museo e i rifugi S.M.I. a Campo Tizzoro

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Spesso le nostre province nascondono dei veri e propri tesori sconosciuti ai più. È questo il caso di Campo Tizzoro, borgo della montagna pistoiese, dove si trovano i rifugi antiaerei più estesi d’Europa: un luogo sorprendente che affascina adulti e bambini.

Breve storia di Campo Tizzoro e della sua trasformazione da borgo montano a polo industriale

All’inizio del ‘900 l’area dove si trova oggi Campo Tizzoro era una zona economicamente depressa della Toscana. L’imprenditore Luigi Orlando, con il preciso scopo di risollevare l’economia del posto, decise nel 1910 di impiantare proprio qui la S.M.I. (Società Metallurgica Italiana). Fino ad allora gli abitanti del posto si erano occupati della raccolta del legname e della produzione di carbone, ma tutto cambiò con l’arrivo di Orlando.

La cosa che stupisce di più è che fino al 1910 Campo Tizzoro non esisteva. Fu proprio Luigi Orlando a fondare ex-novo questo paese-fabbrica che riuscì a dare lavoro a più di 7000 operai. Orlando non impiantò solo la fabbrica, ma costruì case, strade, impianti sportivi, un asilo, una scuola, una chiesa: tutto quello che sarebbe servito ad un’intera comunità operaia. A Campo Tizzoro tutto era all’avanguardia per quei tempi: le case erano dotate di energia elettrica e di riscaldamento a gas. Addirittura la pavimentazione stradale era stata concepita in maniera tale che non si ghiacciasse durante le fredde giornate invernali e gli asili erano dotati di solarium affinché i figli degli operai potessero godere del caldo estivo pur non andando alle colonie marine. Non è incredibile per quei tempi?

Il paese di Campo Tizzoro fu organizzato in modo che fosse autosufficiente per soddisfare i bisogni degli operai e delle loro famiglie. Tutto ciò che serviva per arredare le case veniva prodotto all’interno del borgo: in questo modo venne dato lavoro anche a chi non era stato assunto all’interno degli stabilimenti S.M.I..

Campo Tizzoro - Rifugi antiaerei
All’interno dei rifugi antiaerei di Campo Tizzoro – foto Itinerari low cost

Visita all’interno del Museo S.M.I. a Campo Tizzoro

A Campo Tizzoro è visitabile il Museo S.M.I., nato nel 2010 con l’obiettivo di documentare cento anni di storia della produzione industriale italiana. Non solo quindi dello stabilimento di Campo Tizzoro, ma anche degli altri stabilimenti del gruppo disseminati lungo la Penisola. In particolare, lo stabilimento di Campo Tizzoro venne impiantato per la produzione di laminati e successivamente di munizioni. Durante la visita guidata di circa un’ora e mezza viene illustrata l’evoluzione della metallurgia e della siderurgia italiana attraverso le scoperte e i brevetti registrati dal gruppo della famiglia Orlando.

Le varie sezioni del museo illustrano la storia della famiglia Orlando e dei suoi stabilimenti attraverso l’esposizione di documenti, macchinari, prototipi e pezzi di artiglieria di vario tipo. Ciò che potrebbe sembrare noioso se esaminato personalmente, diventa interessante e coinvolgente grazie alle guide preparatissime. Non è possibile scattare foto all’interno di questa parte del museo perché si tratta comunque di attrezzature militari tuttora parzialmente in uso.

Una parte del museo racconta la storia di Campo Tizzoro e della sua progettazione nei primi decenni del ‘900. Viene ben spiegato quali fossero le condizioni di vita prima dell’arrivo degli Orlando e la sua trasformazione in paese avanzato e dotato di ogni comfort per quell’epoca. Basta pensare che i turni a Campo Tizzoro erano di 8 ore lavorative, a differenza delle altre fabbriche dove di solito gli operai lavoravano 12 ore. Ecco perché nel paese vennero progettati anche luoghi in cui gli operai e gli impiegati con le loro famiglie potessero svagarsi alla fine del proprio turno di lavoro. Oggi potrebbe sembrare scontato, ma a quell’epoca un trattamento simile per gli operai era veramente una bella novità.

I rifugi antiaerei più estesi d’Europa

Forse la parte più affascinante e in un certo senso “avventurosa” del museo è la discesa nei rifugi antiaerei attraverso una delle entrate a forma di ogiva. I rifugi furono realizzati dall’azienda nel 1939 per mettere al riparo i dipendenti in caso di attacco. Potevano ospitare sicuramente fino a 8.000 persone, ma in tempo di guerra servirono da rifugio a circa 20.000  persone. Gli accessi ai rifugi erano dotati di doppia scala elicoidale per permettere velocemente l’afflusso e il deflusso delle persone nelle gallerie. In soli tre minuti i dipendenti erano addestrati per raggiungere il rifugio e chiudere le entrate.

Si tratta di gallerie scavate ad una profondità tra i 15 e i 30 metri e hanno un’estensione di circa 3 chilometri. È per questo motivo che sono considerati i rifugi antiaerei più estesi d’Europa. Le gallerie sono dotate di un sistema autonomo di illuminazione, chiusure stagne in caso di attacco con gas tossico e impianto di ricambio e bonifica dell’aria. Le gallerie ospitano pronto soccorso, cappella, stazione Vigili del Fuoco, infermeria e vari magazzini.

Visitare i vari ambienti permette di tornare indietro nella storia, perché sulle pareti si possono leggere ancora le scritte originali del tempo con le istruzioni sul corretto comportamento in caso di attacco. Alcune di queste istruzioni possono lasciare il visitatore interdetto: perché, per esempio, viene espressamente richiesto di ‘non sputare’? La visita guidata all’interno del museo permette di avere risposte adeguate a tutti i quesiti che il turista si pone leggendo queste norme di primo acchito ‘bizzarre’.

Rifugi antiaerei - Campo Tizzoro - Gallerie - Infermeria
L’infermeria all’interno delle gallerie dei rifugi antiaerei – foto Itinerari low cost

Durante l’anno il museo organizza giornate a tema, eventi e programmi didattici a cui possono partecipare grandi e piccini. All’interno del sito ufficiale del museo è possibile conoscere i prossimi eventi, gli orari di apertura e i prezzi dei biglietti d’entrata. Il visitatore sicuramente troverà questa visita molto interessante e coinvolgente, soprattutto se vi parteciperà con tutta la famiglia.

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1 commento

marina 20/07/2019 - 08:32

Mi è capitato di passare da Campo Tizzoro e ne conosco a grandi linee la storia. Ma ora so che vale davvero la pena di fermarcisi.

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