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Città del Capo, tra colonialismo e apartheid

Città del Capo, tra colonialismo e apartheid

4 commenti

Città del Capo è probabilmente la città più famosa di tutto il Sudafrica, pur non essendone la capitale. Sicuramente è la più bella per la sua posizione, incastrata tra l’Oceano Atlantico e la Table Mountain, una delle sette meraviglie del mondo.

E’ una città molto affascinante da visitare, ma la sua attuale fisionomia porta ancora i segni di due importantissimi eventi che l’hanno interessata. Si tratta del colonialismo britannico e dell’apartheid, la segregazione razziale che risale a tempi più recenti.

Città del Capo e il colonialismo

Nel periodo di massima estensione, l’impero coloniale britannico includeva molti stati dell’Africa e, tra questi, anche il Sudafrica. Questa dominazione ha lasciato dei segni profondi non solo nella storia e nella cultura del paese, ma anche nel suo aspetto. Tuttavia, ci sono state anche altre dominazioni che hanno lasciato la loro impronta.

Victoria and Alfred Waterfront

Il waterfront, la vivace zona situata nei pressi del porto di Città del Capo, porta il nome della Regina Vittoria e di suo figlio Alfred, uno degli undici rampolli della monarca.

Da sempre, è la zona più frequentata dai turisti perché piena di ogni tipo di attrazione. Qui si trovano negozi di artigianato locale, ristoranti e locali dove bere qualcosa, artisti di strada, moderni centri commerciali e una grande ruota panoramica. Di sera, quando è completamente illuminata, la zona è molto suggestiva e vale la pena fare un giro.

Castello di Buona Speranza e la dominazione olandese

Un’altra nazione che ha dominato il Sudafrica è quella degli olandesi, i primi europei a conquistare questo territorio. Uno dei monumenti che ricordano tale periodo è il Castello di Buona Speranza.

Si tratta del più antico edificio coloniale di tutto il Sudafrica, eretto per volontà della Compagnia Olandese delle Indie Orientali intorno al 1666. E’ sempre stato uno dei monumenti più iconici di Città del Capo. Oggi, ospita la sede del Museo Militare, ma il suo pregio principale è la vista della città dall’alto dei bastioni.

Il quartiere malese di Bo-Kaap a Città del Capo

Il quartiere malese di Bo-Kaap è situato alle pendici della Table Mountain ed è il più pittoresco e colorato di tutta la città.

A partire dal 1763, questa zona ospitò tutti gli schiavi provenienti dalla Malesia, ma anche da altre zone dell’Africa. La maggior parte di essi era di religione musulmana, e questo spiega la presenza di numerose moschee all’interno del quartiere. La più grande e prestigiosa di tutte è la moschea Auwal di Dorp Street, la prima ad essere costruita e pertanto la più antica.

Quando gli schiavi vennero finalmente liberati, il quartiere subì un miglioramento ed uno sviluppo urbano, ma le case colorate sono rimaste a testimoniare il desiderio di libertà e di indipendenza degli schiavi.

Città del Capo e l’apartheid

Un altro fenomeno che ha lasciato segni evidenti del suo passaggio nella storia e nella vita di tutti i giorni della città è l’apartheid. Così veniva chiamata la segregazione razziale che per anni ha privato di qualunque diritto civile le persone di colore dell’intero Sudafrica. Esso è stato abolito solo con l’avvento di Nelson Mandela come presidente nel 1994.

Le township

Città del Capo, tra colonialismo e apartheid
Visa sulle township di Città del Capo

Le township sono le aree dove viveva (e vive tuttora) la popolazione di colore di Città del Capo. Le condizioni di vita al tempo dell’apartheid erano veramente misere, gli abitanti vivevano in baracche tra la sporcizia e senza i servizi minimi. Era vietato lasciare le township per recarsi nei quartieri abitati dai bianchi, pena l’arresto o, peggio ancora, l’uccisione.

Oggi, le township esistono ancora, ma molte di loro sono state soggette a riqualificazione da parte dello Stato, per garantire migliori condizioni di vita ai loro abitanti.

E’ possibile visitarle, ma è una escursione da fare esclusivamente con una guida, perchè potrebbe essere pericoloso addentrarsi in queste zone da soli.

Una delle township che merita una visita è Langa, la più antica di tutte. Per quanto sia triste vedere con i propri occhi la realtà di questi ghetti, è comunque un momento di riflessione e un modo per verificare di persona cosa è stato l’apartheid a Città del Capo e in Sudafrica.

Robben Island

Città del Capo, tra colonialismo e apartheid
Robben Island a Città del Capo

Proprio di fronte al waterfront c’è una isoletta, chiamata Robben Island, dove Nelson Mandela soggiornò per parecchi anni durante la sua detenzione durata ben 27 anni. L’isola, infatti, ospitava un carcere di massima sicurezza, al suo interno erano detenuti criminali comuni e i terroristi, quali i membri dell’African National Congress.

L’escursione parte in barca dal porto di Città del Capo e continua con la visita della prigione. Le guide sono degli ex detenuti che vi racconteranno le durissime condizioni di vita dei carcerati.

Il massimo della visita si tocca all’interno del carcere davanti alla squallida e spartana cella dove Mandela trascorse la sua detenzione.

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4 commenti

teresa 16/04/2021 - 17:17

Città del Capo, secondo me è una delle città più belle del mondo; malgrado porti ancora le cicatrici dei problemi che ha dovuto affrontare, mi lascia senza fiato tutte le volte che la vedo!

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Eliana 17/04/2021 - 07:39

Avrei dovuto vederla l’anno scorso in occasione del mio viaggio in Sudafrica… Ora è tutto rimandato a data da destinarsi. É di sicuro un luogo di memoria e sta a noi visitarlo con la giusta mentalità e ricordare certi orrori affinché non accadano più.

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Maria 18/04/2021 - 09:12

Città del Capo è imperdibile durante un itinerario in Sudafrica! Io ho apprezzato particolarmente la camminata per salire su Table Mountain e la vista che si gode da lassù, che ti fa capire veramente la bellissima posizione della città 🙂

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Raffaella 18/04/2021 - 15:08

Prima di arrivare a Città del Capo avevo delle aspettative altissime. Mi ero informata e, sia dalle guide che dagli articoli letti, emergeva un’immagine di una città viva e vibrante, con un’altissima qualità della vita. Purtroppo, però, devo confessare di essere rimasta un po’ delusa dalla realtà nella quale mi sono trovata. La città è senza dubbio circondata da meraviglie naturali incredibili (la Table Mountain solo per citarne una), ma il fatto di non potersi muovere liberamente tra i diversi quartieri sia di giorno che di sera ha influito molto negativamente sulla mia esperienza. Non ho proprio apprezzato questa dicotomia tra la realtà che vivono i turisti e la vita dei locali. Sicuramente, però, è una città da visitare, dove ho provato una delle cucine più buone al mondo!

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