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Elena Del Becaro di Giorni Rubati in Sardegna

Elena di Giorni Rubati

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Sul suo travel blog Giorni Rubati, Elena ci racconta di destinazioni culturali e avventurose adatte a tutta la famiglia. Mamma oltre che blogger, Elena non si limita agli itinerari family-friendly, ma riesce a darti il consiglio giusto per ogni viaggio e tante idee per le prossime vacanze. Il nome del suo blog rimanda ai viaggi come giorni rubati alla quotidianità, come dice lei stessa nella sua presentazione:

Sono convinta che i viaggi siano giorni rubati. Giorni rubati alla quotidianità, al consueto, alle convinzioni certe, al grigio che alle volte ci consuma. Un tuffo in acque fresche, uno sguardo lontano.

In questa intervista però potrai scoprire il suo stile di viaggio, tra natura e città, bambini e bagagli sempre pronti. Elena infatti è una vera miniera di suggerimenti per vivere appieno la meraviglia di un viaggio in famiglia!

Con chi viaggi di solito?

Viaggio con la mia famiglia, quindi con mio marito e i miei due bambini. Per questo cerco di studiare viaggi e itinerari a misura di bimbo, non mi considero una family travel blogger in senso stretto però perché, anche se può essere più faticoso, non mi adatto alle classiche mete per i più piccoli e piuttosto cerco di trovare in ogni viaggio la chiave di lettura giusta per coinvolgere i miei figli.

Alle volte basta veramente poco: un parco giochi, una spiaggia, un tuffo in piscina. Come dico sempre, considero il viaggio una scuola straordinaria, un’esperienza formativa che non ha prezzo. Gustare piatti esotici, ascoltare pronunce e suoni inusuali, confrontarsi con altre culture, adattarsi a climi insoliti, meravigliarsi della varietà della natura e – voglio dire! – tutto in una sola volta, è un mix di emozioni irripetibili che solo il viaggio assicura. E pazienza per qualche capriccio in aeroporto o per i progetti scompigliati.

Perché non voglio certo dire che viaggiare con i bambini sia sempre piacevole e che non ci siano momenti in cui io non mi sia chiesta: “ma chi me lo ha fatto fare!?”, bisogna infatti saper rinunciare, ogni tanto, alle avventure, alle soste prolungate in quel museo che ci piaceva tanto o alla camminate chilometriche e, per contro, trascinare un passeggino ricolmo all’inverosimile lungo le strade bagnate di una città sconosciuta (true story). Ma – giuro che è vero – grazie al mio spirito di adattamento sono sempre riuscita a trovare un buon compromesso che ha soddisfatto grandi e piccoli.

La prova? Quando, tornata a casa, sfogliando l’album di viaggio coi i miei bambini li ho sentiti chiedere entusiasti “mamma, quando ci torniamo?”: un tuffo al cuore e la conferma di essere sulla strada giusta.

Elena Del Becaro di Giorni Rubati a Castell'Arquato
Elena di Giorni Rubati a Castell’Arquato

Qual è il tuo stile di viaggio?

Eclettico. Esiste? Se non esiste potrei inventarlo io. Già, perché fatico a ritrovarmi in etichette preconfezionate. Sicuramente tengo d’occhio il portafogli e mi piace organizzare il viaggio da sola, senza intermediari esterni (ma pur di viaggiare, accetto eccezioni).

Mi piace leggere le guide cartacee, documentarmi sul web attraverso blog e community di viaggio, confrontarmi sui social e pianificare l’itinerario tappa per tappa. Adoro affittare l’alloggio dalla gente del posto e farmi consigliare per aver quella dritta in più che non trovi da nessuna parte, e che ti fa sentire subito più local.

Ho fatto viaggi più naturalistici, di mare (per esempio, indimenticabile, quello alle Seychelles), ma anche city break metropolitani. Ed in genere, in ogni viaggio, riesco a coniugare l’amore con la natura con i miei interessi culturali o almeno ci provo. Col tempo ho imparato che basta sapere cercare per trovare qualcosa di insolito, qualcosa che non ti aspetti.

Potrei ricordare, fra le altre cose, lo splendido Museo di storia naturale di Maputo in Mozambico, le gallerie d’arte alle Seychelles, i castori in Olanda, gli incredibili cimiteri caraibici e ancora, per restare vicino a casa, l’archeologia antica a Rimini, i musei surreali velati dalla nebbia padana, le storie misteriose scoperte a due passi da casa.

Ecco, per tornare alla domanda, direi quindi che il mio stile di viaggio è un centrifugato di stili il più possibile low e slow… Poco ben piazzabile oggi, mi rendo conto, in termini di ricerca Google, visto che ci viene chiesto di specializzarci il più possibile, di “restringere il proprio target”. Ma in fondo è uno stile che mi rappresenta bene: anzi, il solo.

Cosa non può mancare nel tuo bagaglio?

Nel mio bagaglio ricorrono tanti oggetti. Mi organizzo con un vestiario piuttosto semplice, ma sicuramente non tralascio mai di mettere una o due pashmine. Di solito le metto nel bagaglio a mano perché devono essere sempre alla mia portata e non per una questione di stile. In aereo, per esempio, mi proteggono dall’aria condizionata, ma in situazioni più avventurose le posso usare anche per sedermi, per coprirmi il capo o addirittura come borse di fortuna o cuscini.

Passando alle scarpe, porto sempre con me un buon paio di calzature escursionistiche. Un viaggio può essere letteralmente distrutto se non si hanno le scarpe giuste ai piedi. Dopo varie esperienze, ho capito, quindi, che non c’è nulla di meglio di quelle da escursionismo leggero. Sì, anche in città: con un paio di jeans, fra l’altro, stanno benissimo.

Venendo alla parte high tech, ovviamente in valigia non può mancare il cellulare, il selfie stick, la macchina fotografica e, da qualche tempo, la Go Pro con tutto il corollario di carica-batterie e accessori vari. D’altra parte, la mia anima romantica non può fare a meno di avere con sé una guida cartacea e un taccuino: da riempire di annotazioni, scontrini, fili d’erba, parole vaporose in cui amo rifugiarmi una volta a casa.

Last but non least, nelle mie borse da viaggio non possono mancare una serie di prodotti curativi. Fra questi, un antidolorifico, paracetamolo per tutta la famiglia e altri medicinali che mi faccio sempre consigliare dalla pediatra dei miei bambini prima di partire; un tubetto di arnica, burro di cacao e la crema solare. Sicuramente mi sto dimenticando qualcosa, perché, visto la situazione che stiamo attraversando, i miei ricordi di viaggio sono un po’ sbiaditi, ma spero presto di poter dar loro nuovo vigore.  

Qual è la destinazione dei tuoi sogni?

Il mondo. No, non sto scherzando, ma penso non ci sia luogo sulla terra che non visiterei. Come sempre sono abbastanza complicata perciò ho sogni agli antipodi: si passa dai ghiacci dell’Alaska agli atolli polinesiani, dalle metropoli futuristiche ai deserti africani. Insomma: datemi un biglietto e io parto.

Diciamo che nei progetti, saltati causa pandemia, avevo in cantiere un viaggio in Malesia; la crociera dei fiordi, una vacanza in Croazia. Adesso mi accontenterei di uscire dai mie confini, ma ho deciso che appena possibile vorrei tornare a Londra e a Parigi, città meravigliose  che non smettono mai di stupirti, e poi approfondire la conoscenza dei paesi vicini a noi che mai come in questo momento ci appaiono così preziosi.

Vorrei anche riprendere a viaggiare in Italia, in Calabria, per esempio, o in Abruzzo.  Quindi non ho una destinazione dei sogni, bensì un mosaico di suggestioni, idee e ispirazioni perché quello che mi interessa in fondo non è un luogo particolare ma toccare con mano la varietà del nostro pianeta. Che è la sua grande bellezza.

Elena Del Becaro di Giorni Rubati in Sardegna
Elena di Giorni Rubati in Sardegna

Cosa hai imparato dai tuoi viaggi?

Come ho detto poco sopra, il viaggio per me è una scuola e come a scuola puoi starci bene o starci male, trarne il meglio o trarne il peggio. Quindi è come noi ci poniamo di fronte al viaggio che deciderà quanto il viaggio potrà insegnarci.  Mi spiego meglio: c’è chi pensa di aver viaggiato stando sdraiato su un lettino di un resort, o, all’altro estremo, c’è chi colleziona bandierine su Google Maps. Basta poter tornare a casa e “scratchare” il poster sul soggiorno di casa e il gioco è fatto. No?

 Ecco, questi due estremi, secondo me, rappresentano il modo sbagliato di affrontare un viaggio. Quando mi è possibile preferisco viaggiare con lentezza, dilatare i tempi, avere persino degli iati da riempire con l’imprevisto.  È in quel momento infatti che si riesce a confondersi fra la folla, a carpire per un attimo un briciolo dell’essenza di un luogo, di una comunità.

Viaggiando ho confermato (più che imparato) il fatto che non bisogna mai nutrirsi di pregiudizi. “La cucina americana fa schifo”, “i francesi ci odiano”, “i tedeschi sono freddi” e via così sono tutti luoghi comuni che viaggiare aiuta a mettere a tacere. Ho anche imparato l’importanza di essere umili perché appunto, come ho detto sopra, bisogna anche accettare il fatto che viaggiando avremo solo un piccolo assaggio di quello che è la parte di mondo che ci sta ospitando. Ma quel piccolo assaggio ci avrà resi più ricchi, ci avrà cambiato, anche impercettibilmente a volte, come i venti che trasportano piccoli semi che poi germoglieranno. Ecco perché non smetterò mai di viaggiare.

➜ Trovi tutti gli articoli scritti da Elena per le Travel Blogger Italiane sulla sua pagina autrice, mentre per scoprire i suoi viaggi in famiglia visita il suo blog.

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