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Cinzia Gallastroni di Viaggia con Bru

Vivere di Blogging: storie vere di travel blogger. Intervista a Cinzia Gallastroni

di Paola Bertoni

Nel mondo dei viaggi, si parla sempre più spesso di “vivere di blogging”. Tra social, contenuti e nuove professioni digitali, questo concetto è diventato quasi un obiettivo da raggiungere. In questa rubrica raccontiamo cosa c’è davvero dietro. Non teoria, non promesse facili, ma esperienze reali di travel blogger che hanno costruito il proprio percorso nel tempo.

Vivere di blogging significa cose diverse per ogni persona, e non sempre coincide con un guadagno diretto dal blog. Per alcune è un lavoro, per altre un supporto ad altre attività, per altre ancora un progetto personale che evolve. Attraverso queste interviste, entriamo nel concreto: numeri, scelte, difficoltà e soddisfazioni. Per capire cosa funziona davvero e cosa, invece, resta spesso solo un’idea.

In questa intervista ho coinvolto Cinzia Gallastroni, autrice del blog Viaggia con Bru, che da anni vive e lavora tra Asia e Australia come travel designer.

Vivere di blogging oggi: cosa significa davvero e perché il travel designer è spesso frainteso

Partecipo molto volentieri a questo articolo a tema “vivere di blogging” e ringrazio Paola per avermi dato la possibilità di dire la mia. È un argomento che mi sta molto a cuore, e lo ammetto: sorrido quando leggo “ho fatto un corso e adesso sono travel designer”.

Un corso, se fatto con professionisti seri, può sicuramente dare un buon indirizzo. Ma non basta a trasformarti in un travel designer. È una figura sempre più usata, spesso a sproposito, da chi non ha ancora davvero chiaro cosa significhi.

Competenze e responsabilità di un travel designer: cosa serve davvero per creare viaggi

La parola stessa lo dice: travel, viaggio e per esserlo davvero serve una conoscenza profonda e autentica delle destinazioni che si propongono. Significa conoscere le rotte per ottimizzare i tempi, avere contatti locali affidabili e saper inserire esperienze uniche, che vanno ben oltre le classiche “10 cose da vedere a…”.

Designer significa saper disegnare un itinerario ottimizzato al massimo, con la maggiore fluidità possibile, per sfruttare al meglio i giorni di vacanza dei viaggiatori.

Un travel designer non è un agente di viaggio e non deve diventarlo, non può sostituirsi a questa figura, perché non potrebbe assumersi le responsabilità in caso di imprevisti. Deve invece creare viaggi su misura garantendo servizi locali qualificati e affidabili, per un’esperienza completa, sicura e memorabile.

Vivere da creator: sogno o realtà nel travel blogging

Ma non è solo questo. Serve empatia verso il cliente, capacità di ascolto e competenze pratiche, dalla gestione amministrativa alla costruzione di un listino prezzi giusto, sostenibile e competitivo.

Oggi si sente spesso dire “lascio tutto e vivo da creator” o “faccio l’influencer”. Nella maggior parte dei casi restano sogni. Anche un blogger molto bravo, e io ne conosco davvero tanti, difficilmente riesce a vivere solo delle entrate del blog.

Il percorso professionale di Cinzia: da viaggiatrice a travel designer specializzata

In tutto questo, io in tanti anni mi sono ritagliata una figura professionale che sento davvero mia. Lavoro come travel designer per agenzie di viaggio italiane che vogliono proporre destinazioni in questa parte del mondo, in particolare l’Indonesia. Un percorso reso possibile dal fatto che vivo e viaggio in Asia e Australia da tantissimi anni, ma anche grazie a tanto studio, sacrificio e innumerevoli viaggi fatti per conoscere davvero i luoghi, non solo visitarli. È questo impegno costante che mi ha permesso di arrivare ai risultati di oggi.

Guadagnare con un blog di viaggi: aspettative vs realtà

Ovviamente, la risposta alla domanda sul reddito derivato dal blog è semplice: nessuna entrata, ma tantissima soddisfazione. Soddisfazione per il riscontro verso ciò che scrivo e, soprattutto, per non essere mai scesa a compromessi.

Non mi sono mai “svenduta” inseguendo contenuti costruiti o immagini stereotipate, le classiche foto con abitini fioriti e cappellini di paglia, che a Bali sarebbero state facili da trasformare in pura pubblicità. Se avessi voluto, ne avrei potuto fare in abbondanza.

Ho scelto un’altra strada e credo che la serietà e la coerenza nelle proprie scelte, alla lunga, paghino sempre. Ed è per questo che oggi sono davvero felice: di ciò che sono diventata e, soprattutto, di fare esattamente quello che ho sempre desiderato.

Il blog di viaggi come spazio personale e strumento professionale

Puoi vivere solo di blogging? Una domanda scomoda ma necessaria. La risposta è no, senza giri di parole. Ma in realtà non è mai stato il mio obiettivo. Per me il blog è prima di tutto un piacere: uno spazio personale dove raccogliere ricordi, raccontare esperienze e dare valore ai momenti vissuti.

Questo però non significa che sia “solo” un passatempo, anzi, nel mio lavoro di travel designer, il blog è il mio biglietto da visita più autentico. È lì che dimostro competenza, passione e soprattutto esperienza diretta. Perché non si può proporre viaggi senza conoscerli davvero, e non si può fare questo lavoro senza amare profondamente il viaggio.

Il blog non è il mio lavoro principale, ed è importante dirlo con chiarezza, il blog nasce e resta soprattutto un bellissimo passatempo: uno spazio personale, uno scrigno di ricordi e di esperienze che amo condividere.

Detto questo, nel mio caso si intreccia in modo naturale con il mio lavoro. Non è la mia fonte di reddito, ma è uno strumento fondamentale: racconta chi sono, cosa faccio e soprattutto come viaggio. Ed è proprio questa autenticità a renderlo così prezioso anche dal punto di vista professionale.

Per me il blog è un hobby evoluto, senza dubbio. Un hobby che cresce, si evolve e si intreccia con la mia attività principale, dandole forza e credibilità. Non è una fonte di reddito stabile né il mio lavoro principale, ma è una parte fondamentale di ciò che faccio: perché racconta, dimostra e rende concreto il mio modo di lavorare e di vivere il viaggio.

Quanto si guadagna con un blog: incidenza reale sulle entrate annuali

In modo praticamente irrilevante. Parliamo di qualche euro dai motori di ricerca, una cifra che non copre nemmeno il costo annuale del rinnovo del blog. Ma, ancora una volta, non è questo il suo valore: il blog per me non è una fonte di guadagno, bensì uno strumento di espressione, credibilità e connessione con chi legge.

L’incidenza del blog sul mio reddito complessivo è praticamente nulla: non rappresenta una fonte di guadagno né ricorrente né occasionale. Sul blog lavoro tutto l’anno, sempre con grande piacere e costanza, indipendentemente da qualsiasi ritorno economico. È una presenza continua, che cresce nel tempo e accompagna il mio percorso professionale.

Per quanto riguarda invece la mia attività principale, esiste una stagionalità piuttosto definita. La preparazione dei viaggi parte già dall’inizio dell’autunno per chi ama pianificare con largo anticipo, e si estende fino alla primavera e oltre, per i viaggiatori dell’ultimo minuto. Successivamente c’è la fase di gestione del viaggio vero e proprio, che normalmente va da aprile/maggio fino all’inizio dell’autunno.

Il blog non arrotonda e non copre le spese. Non ha un impatto economico concreto: è una scelta consapevole, che privilegia qualità, libertà e coerenza rispetto al guadagno. Non copre i costi, non genera margine e non ha alcun impatto dal punto di vista fiscale.

Come guadagna un travel blogger: tutte le fonti di reddito reali

I guadagni non arrivano dal blog in sé, ma da ciò che il blog supporta e rende possibile. Lavoro principalmente attraverso collaborazioni con agenzie di viaggio e servizi correlati alla mia attività di travel designer.

Pur avendo una solida conoscenza del settore, sia dal punto di vista operativo che amministrativo, tra contabilità e fatturazione, non ho mai scelto di monetizzare attraverso corsi o formazione. È una strada che non ho ancora voluto percorrere, ma non escludo che in futuro possa diventare una possibilità.

Quanto lavoro c’è dietro un blog: tempo, attività invisibili e crescita nel lungo periodo

Un blog attivo e curato richiede un investimento costante di tempo, denaro e passione, anche quando non genera un vero reddito. Ci sono ore settimanali dedicate a scrittura, ricerca, fotografie, aggiornamenti tecnici, gestione dei social e altre attività “invisibili” che spesso non si vedono ma sono fondamentali per mantenerlo vivo.

Il lavoro dietro un blog non si misura solo in ore: richiede impegno, cura dei dettagli e continuità nel tempo. Cresce lentamente, e il ritorno economico, se arriva, è quasi sempre il frutto di anni di dedizione. Ma, indipendentemente dal reddito, la soddisfazione di vedere un progetto vivo e seguito ripaga sempre dello sforzo.

Vivere di blogging: cosa significa davvero oggi per un travel blogger

Per me “vivere di blogging” è soprattutto un bel sogno, poco realizzabile nella maggior parte dei casi. La parola blogger è spesso usata in modo sbagliato e abusato, e rischia di sminuire il lavoro reale che c’è dietro.

Noi stesse dobbiamo far capire che c’è molto di più di quello che si vede sui social: per molte di noi il blogging è un’attività seria, fatta di impegno, studio, dedizione e costanza. Ci vorrà tempo, ma chi lavora con serietà rimarrà, e finalmente chi minimizza questa passione e questo lavoro comprenderà il valore che davvero rappresenta.

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