Home Consigli per blogger20 anni di Marina in Viaggio: cosa ho imparato in due decenni di blogging
Marina Lo Blundo che scrive sul suo travel blog Maraina in viaggio, immagine creata da AI

20 anni di Marina in Viaggio: cosa ho imparato in due decenni di blogging

di Marina Lo Blundo

Il mio travelblog “Maraina in viaggio” nel 2026 ha compiuto 20 anni e ha all’attivo circa 1000 articoli. Raccolgo volentieri l’invito di Paola di raccontare qui la mia esperienza di blogger: un’esperienza che effettivamente risale molto indietro nel tempo e che mi porta a guardarmi indietro, a rivedermi mentre muovevo i primi passi nel favoloso web 2.0.

Gli albori del travel blogging: com’era aprire un blog di viaggi vent’anni fa

Nel 2006 il fenomeno dei blog era esploso da poco in Italia, ma era sintomatico di un’esigenza che avevano le persone: quella di poter comunicare, di poter raccontare, di poter portare la propria voce in un mondo che fino a quel momento era stato appannaggio di pochi dispensatori di conoscenza.

I blog ribaltavano quel sistema: erano spazi che si potevano (si possono tuttora) aprire gratuitamente e nei quali si potevano pubblicare testi e immagini. Certo, all’inizio tutti quei bei plugin, grafiche e tools che oggi sono fondamentali nell’estetica e nelle possibilità di lettura delle webpages, non c’erano e, sinceramente, non c’erano neanche molte regole di scrittura. Google stava muovendo anch’esso i primi passi, e indicizzava un po’ a caso, col rischio di privilegiare contenuti di poca qualità, anche se stava imparando a riconoscere due cose importanti: l’autorevolezza dell’autore del blog e la costanza nella pubblicazione.

Queste sono le prime due cose che ho imparato scrivendo per il mio blog. All’epoca avevo 25 anni e mi misi veramente a studiare il web 2.0 per capire come potermi far leggere. Questo perché se avevo aperto il travel blog principalmente per me, come un diario personale, così come tanti e tante facevano all’epoca, e allo stesso tempo volevo capire se poteva diventare un luogo di divulgazione, in particolare dell’archeologia, che era ciò che stavo studiando. Spoiler: ho anche un blog di archeologia e l’esperienza che ho maturato col travel blog mi è stata fondamentale per diventare una delle voci più autorevoli (chi si loda s’imbroda, lo so) in merito alla comunicazione dell’archeologia proprio sui blog.

Marina Lo Blundo, autrice del travel blog Maraina in viaggio
Marina Lo Blundo, autrice del travel blog Maraina in viaggio

Le sei cose fondamentali che ho imparato in vent’anni di travel blogging

Ma torniamo al mio travel blog, a Maraina in viaggio. In 20 anni sono cambiate tante cose. Sono cambiate su due filoni: il primo, quello personale, legato al mio stile di scrittura; il secondo, legato all’evoluzione del web 2.0 e dell’algoritmo di Google, all’importanza della SEO e fino ad oggi, con i blog insidiati dall’AI. Partiamo dal mio stile di scrittura.

1. Creare contenuti di valore è il primo passo per far crescere un travel blog

La prima cosa che ho imparato scrivendo testi per un blog di viaggi è stata che, sì, scrivevo innanzitutto per me, ma volevo anche pubblicare dei contenuti che fossero utili. Per me fu illuminante la lettura di un libricino piccolo ma prezioso in quel momento: “Il dono al tempo di internet” di Marco Aime, che diceva una cosa sola, ma essenziale.

In sostanza, sosteneva che il blogger, colui che pubblica propri contenuti, le proprie esperienze, le proprie conoscenze, nel momento in cui le immette in rete, di fatto le regala, le dona, al popolo di internet, senza ricevere niente in cambio se non il click della visualizzazione e, alla lunga, la fidelizzazione del lettore. Ma ciò che muove il blogger non è il guadagno (all’epoca soprattutto non c’erano occasioni di collaborazioni o altro), quanto piuttosto il piacere di condividere con altri – sconosciuti – la propria conoscenza.

Questo concetto mi responsabilizzava, mi dava la certezza che avrei sempre dovuto scrivere contenuti interessanti, veritieri, perché donando contenuti di valore ricevevo in cambio reputazione.

Marina Lo Blundo, autrice del travel blog Maraina in viaggio
Marina Lo Blundo, autrice del travel blog Maraina in viaggio

2. Costruire una reputazione autorevole con un blog di viaggi

La seconda cosa che ho imparato scrivendo testi per un blog di viaggi è stata proprio l’importanza di costruirsi una reputazione. Sì, ma come si faceva 20-15 anni fa? Pubblicando con costanza, pubblicando contenuti di qualità, usando le parole chiave adeguate.

Ora io non sono mai stata – nemmeno nell’epoca SEO – una maniaca delle parole chiave e delle chiavi di ricerca. Non sono mai andata su Google per vedere, scrivendo una parola specifica, quali erano le ricerche più frequenti da parte degli utenti per inserirmi in quel trend.

Ma mi rendevo conto che se non puntavo su determinate parole chiave, se non le evidenziavo, Google, nell’era pre-SEO, non mi avrebbe mai notato. La sfida era, a parità di keywords, posizionarsi nei primi risultati delle ricerche su Google. Che è ancora così, ma scoprirlo già 20-15 anni fa, perdonatemi, ma era pionieristico.

3. Scrivere articoli SEO senza perdere autenticità e qualità

La terza cosa che ho imparato scrivendo testi per un blog è arrivata insieme all’avvento della famosa SEO, croce e delizia non solo dei blog, ma di tutti i siti web che hanno dovuto rivoluzionare il proprio modo di stare online.

La SEO prevedeva – e prevede – tutta una serie di regole e di accorgimenti per far sì che una pagina web si faccia notare da Google, si faccia indicizzare e si faccia posizionare in alto nel Google ranking. È stata l’epoca che ha visto esplodere online tutta una serie di contenuti tutti uguali, nei quali ciò che era promesso nel titolo non arrivava mai se non dopo verbosissimi post in cui si ripeteva la parola chiave a ogni frase.

La SEO, nata per promuovere testi semplici da leggere, aveva provocato per contro il proliferare di testi infiniti, inutilmente lunghi e che non giungevano mai alla conclusione. Conclusione che, spesso, era pure deludente.

Ecco, non mi sono mai piegata a certe regole della SEO. In qualcosa, ammetto, qualcuna l’ho seguita: un uso delle immagini più consapevole, il testo a bandiera, la scansione in paragrafi, link interni per costruire ulteriore valore e link esterni da usare con giudizio. Ma per il resto ho sempre scritto a modo mio.

Marina Lo Blundo, autrice del travel blog Maraina in viaggio
Marina Lo Blundo, autrice del travel blog Maraina in viaggio

4. Trovare uno stile di scrittura personale che renda unico il proprio travel blog

Infatti, la quarta cosa che ho imparato è che lo stile personale è fondamentale, è ciò che distingue il mio blog da quello di chiunque altro. Ma – e questo lo imparo ora, voltandomi indietro – il mio stile personale di scrittura è cambiato, e molto, in questi 20 anni. E menomale!

I primi post, che scrivevo quando avevo 25 anni, erano estremamente sintetici: raccontavo i miei itinerari di viaggio in maniera molto cronachistica, senza troppe riflessioni né approfondimenti. Man mano che gli anni sono passati e che ho affinato il mio stile di scrittura, i miei post sono diventati molto più approfonditi, molto più scorrevoli, molto più ricchi di informazioni.

Già, ma di cosa scrivo? Perché non parlo solo di viaggi, parlo anche di gite fuoriporta, di passeggiate in città, di visite ai musei, parlo tantissimo di turismo culturale, anzi, direi che ormai mi sono focalizzata su quello, parlo di narrativa di viaggio, recensendo i libri che leggo, recensisco mostre di fotografia, parlo di donne viaggiatrici…

Insomma, mi piace diversificare perché il mio travelblog Maraina in viaggio ancora dopo 20 anni è il mio spazio personale, che riflette quello che sono, quello che amo, quello di cui mi piace parlare. Ed è uno spazio mio. Non ho mai ospitato guest post, per esempio, pratica che invece è comune tra blogger, ma a me non interessa perché voglio che tutti i testi portino la mia firma.

5. Adattarsi agli algoritmi senza rinunciare alla propria voce

La quinta cosa che ho imparato, anzi, che sto imparando, è che faccio proprio bene a mantenere il mio personalissimo stile. Questo perché algoritmi, motori di ricerca, tools e quant’altro cambiano verso come canne al vento, alla ricerca del trend migliore per vendere. Ma io non devo vendere proprio nulla. Io, ora come allora, considero ogni mio contenuto pubblicato sul blog come un dono fatto al popolo di internet. Alla fine, restare se stessi mentre intorno cambiano parametri e algoritmi, è l’unica cosa utile che resta da fare.

Fino a poco tempo fa infatti era la SEO che regolava la nostra leggibilità, oggi si chiama GEO: è l’insieme delle regole da seguire per essere scansionati dalle AI. Effettivamente, l’avvento delle AI, in particolare le anteprime AI che si propongono ogni qualvolta si faccia una ricerca su Google al di sopra di ogni altro contenuto, ha fortemente penalizzato le visite ai blog: il problema non è solo mio, è di tutta la categoria.

Ma c’è un ma: sempre più spesso le AI forniscono le risposte citando le fonti. Poi sta all’utente andare ad aprire il link fornito dall’AI. La pigrizia, la fretta di avere tutto e subito, una diminuita capacità di attenzione da parte del lettore medio, che ormai organizza i propri tour sulla base di caroselli di dubbia veridicità su instagram, non giocano a favore della lettura di un contenuto di valore, di un contenuto per la cui scrittura si è speso tempo nella ricerca di approfondimento, nella cura della grammatica e della sintassi, nella scelta di immagini di buona qualità. 

Marina Lo Blundo con un canguro
Marina Lo Blundo con un canguro

6. Scegliere la community giusta per crescere e fare rete come travel blogger

Cambiando discorso, ma anche no, c’è una sesta cosa che ho imparato: l’importanza di avere una community di riferimento. Nel mio caso è questa sul cui magazine sto scrivendo: Travel Blogger Italiane: un luogo di ritrovo, di confronto, di scambio, ma anche di formazione (se leggete i post dedicati al blogging su questo magazine capite di cosa sto parlando) e di opportunità di collaborazione. I viaggi più fighi che ho fatto post-Covid li devo proprio alla community: l’India (Rajasthan e Uttar-Pradesh) nel 2023 e il Vietnam all’inizio del 2026.

Quindi la settima cosa che ho imparato è che il blogger lavora da solo, ma se entra a far parte di una community fattiva ha solo da guadagnare. Questo, con l’avvento dei social media, è diventato facilissimo da ottenere, tuttavia occorre capire quando ci si ritrova nella community giusta, altrimenti si finisce nell’ennesima perdita di tempo. E io non voglio perdere tempo: io voglio continuare a scrivere dei miei viaggi.

Non so, credo di aver imparato, in questi 20 anni, ben più di 7 cose. Ho imparato, per esempio, che nel 2006 non avrei mai pensato che questo blog sarebbe stato ancora attivo e pimpante; ho imparato che tutto è viaggio, anche la passeggiata dietro casa, nei campi e lungo il Tevere, o l’esplorazione del paese natìo, e che ha la stessa dignità di viaggio di una passeggiata sulla Fifth Avenue a New York; ho imparato che quella stupida distinzione tra turista e viaggiatore, che vuole il turista come personaggio comodone che vuole tutto e subito e il viaggiatore come intrepido pioniere in terre inesplorate, è decisamente superata e che la differenza la fa la capacità di osservare il mondo, di lasciarsi ammaliare, di mescolarsi, ma anche di sapersi distaccare, e di raccontarlo, poi. 

Ma soprattutto ho imparato una cosa, in questo momento in cui scrivo: io sono una travel blogger, una travel writer. Non so se sia semplicemente un hobby, ma non credo. Essere travelblogger e travel writer è parte integrante del mio essere. Anzi, d’ora in avanti, quando mi chiederanno la “short bio” per eventi vari, dirò così: archeologa (che è la mia professione) e travel writer (che è la mia passione). Raggiungere questa consapevolezza dopo 20 anni è forse il più bel risultato che potevo ottenere.

Grazie a Paola e alla community delle Travel Blogger Italiane perché senza di essa avrei fatto decisamente meno esperienze importanti e avrei avuto meno occasioni di confronto e di crescita. Si cresce e si fa esperienza solo se si fa rete con chi svolge le stesse attività. Per questo la community delle Travel Blogger Italiane è importante.

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11 commenti

Bru 17/07/2026 - 07:23

Complimenti Marina venti anni sono tanti, c’è da dire che hai fatto anche un ottimo lavoro con competenza e serietà, quasi raro nel vasto mondo del web. Avanti coì

Rispondi
marina 31/07/2026 - 12:56

Grazie cara! In questi 20 anni mi sono spesa con costanza, certo, ma soprattutto sempre divertendomi e facendolo con piacere, che è la cosa più importante.

Rispondi
Claudia 17/07/2026 - 13:55

Mi piace molto la definizione di “travel writer”! Ti seguo Marina da diversi anni, praticamente da quando sono entrata nella community. Trovo sempre nel tuo blog spunti interessanti di luoghi ed aree archeologiche di cui non avevo mai sentito parlare. Ancora congratulazioni per questo traguardo raggiunto!

Rispondi
marina 31/07/2026 - 12:57

Grazie mille Claudia! Cerco sempre di diversificare e parlando di archeologia cerco di portarla in una nicchia interessata senz’altro ai viaggi e scoprire nuove cose, ma non di addetti ai lavori. E’ una sfida, ma è quello che mi piacerebbe fare da grande!

Rispondi
Eliana 19/07/2026 - 14:26

Rinnovo anche qui i miei complimenti per la tua costanza e per aver costruito un blog non solo piacevole da leggere, ma anche un vero punto di riferimento per molte mete, soprattutto archeologiche. Il modo di scrivere cambia, è vero, me ne sono accorta anche io in 9 anni!
E poi ciò che mi piace tanto del tuo blog è la tua voce personale, il tuo pensiero, al di là della SEO e di tutte ste cose che Google ci vorrebbe imporre.
Un blog personale, ben scritto e utile, insomma un vero blog!

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Annalisa 21/07/2026 - 17:29

Ho già fatto le congratulazioni a Marina per il suo fantastico traguardo, e vorrei aggiungere che concordo in ogni sua considerazione sul blogging. Fare community poi è davvero la svolta.

Rispondi
marina 31/07/2026 - 12:58

Esatto, fare community è la svolta. Grazie Annalisa!

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Chiara 24/07/2026 - 12:39

Wow, 20 anni sono un gran bel traguardo! Personalmente ho iniziato nel 2013, ma spero di arrivarci anch’io e di mantenere lo stesso spirito dell’inizio!

Rispondi
marina 31/07/2026 - 12:59

Il segreto è proprio questo, mantenere lo stesso spirito e lo stesso entusiasmo dell’inizio, non farsi abbattere dai momenti di stasi o di crollo delle visualizzazioni. Noi che siamo sopravvissute alla dura prova del COVID sappiamo che possiamo farcela in qualunque circostanza!

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Silvia The Food Traveler 25/07/2026 - 16:44

Complimenti innanzitutto per la costanza in tutti questi anni perché ognuna di noi sa quanta fatica e quanto impegno stiano dietro a ogni articolo, e non aver perso la voglia di scrivere, raccontare e condividere per vent’anni è davvero qualcosa di unico!

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marina 31/07/2026 - 13:01

Grazie Silvia, sì tutte noi sappiamo bene che ogni articolo non è semplicemente buttato là, ma è frutto di impegno, di rilettura, di studio, di ricerca e di cura. Ma il segreto per me sta proprio nel continuare a divertirmi e a provare piacere nel fare tutto questo ogni volta che affronto la pagina wordpress vuota, con una nuova storia da raccontare.

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