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Chernobyl, foto di Wendelin Jacober

Turismo nero: cos’è, tipologie, esempi e destinazioni del dark tourism

di Paola Bertoni

Il turismo nero, chiamato anche turismo oscuro o dark tourism, è una forma di viaggio legata a luoghi segnati da morte, tragedie e sofferenza. In Italia il termine viene spesso associato ai visitatori che si recano sui luoghi di cronaca nera o di grandi disastri che hanno colpito l’opinione pubblica, come Cogne o il relitto della Costa Concordia. In realtà, si tratta di una tipologia turistica molto più ampia, che comprende memoriali, prigioni, campi di battaglia, cimiteri storici e attrazioni a carattere educativo o immersivo.

Turismo nero: definizione, origine e nascita del dark tourism

L’interesse per i luoghi legati alla morte e alla sofferenza non è affatto recente. Esempi di questa attrazione si possono trovare già nell’antichità, dagli spettacoli dei gladiatori al Colosseo fino alle esecuzioni pubbliche del Medioevo. Il fenomeno era così radicato che forme embrionali di turismo nero comparvero insieme ai primi viaggi organizzati. Nell’Ottocento, tra le proposte di Thomas Cook, considerato il primo tour operator moderno, figuravano anche tour in Cornovaglia legati ad esecuzioni pubbliche.

La prima riflessione accademica sul tema viene attribuita a Chris Rojek, sociologo dell’Università di Londra, che nel 1993 distinse le destinazioni macabre in luoghi nostalgici e black spots. I luoghi nostalgici comprendono, per esempio, cimiteri storici e siti legati alla memoria urbana, mentre i black spots sono luoghi in cui si sono verificate tragedie o fatti di cronaca nera che attirano visitatori mossi anche dalla curiosità. Il termine dark tourism si è diffuso invece nel 1996 con il libro Dark Tourism, pubblicato dai ricercatori dell’Università di Glasgow John Lennon e Malcolm Foley.

Tipologie di turismo nero: le principali categorie del dark tourism

Il turismo nero comprende luoghi legati a catastrofi naturali o industriali, ma anche siti di prigionia, persecuzione e memoria collettiva. Per orientarsi meglio tra queste destinazioni, il ricercatore Philip Stone, direttore dell’Institute for Dark Tourism Research dell’Università del Lancashire, ha individuato sette diverse tipologie di turismo oscuro. La sua classificazione va dalle attrazioni che trasformano episodi macabri del passato in intrattenimento fino ai luoghi segnati da tragedie recenti, che ancora oggi suscitano rispetto, dolore e riflessione.

1) Attrazioni macabre e divertenti: il lato più spettacolare del turismo nero

Le esperienze che trasformano il macabro in intrattenimento con una componente educativa sono molto amate dai turisti. In Colombia, Medellin è diventata una delle mete più note del turismo nero sulle tracce di Pablo Escobar. Tornando in Europa, a Londra puoi partecipare al popolare tour di Jack lo Squartatore, mentre in Italia questo filone è rappresentato anche dalla popolarità del tour Torino Magica, dedicato a misteri, esoterismo e leggende locali.

2) Mostre su tragedie e memoria: il lato educativo del turismo nero

Le mostre dedicate a tragedie e traumi collettivi possono offrire ai turisti un modo rispettoso per comprendere meglio la storia della destinazione che stanno visitando. Un esempio è la mostra September 11: Bearing Witness to History dello Smithsonian Museum of American History, che esponeva cinquanta oggetti recuperati a Ground Zero. In questi casi, il turismo nero assume una dimensione più educativa e commemorativa che spettacolare.

Rientrano in questa categoria anche le mostre dedicate all’Olocausto, al regime dei Khmer Rossi in Cambogia o alla guerra del Vietnam. Pur affrontando eventi dolorosi, queste esposizioni invitano il visitatore a riflettere, approfondire il contesto storico e mantenere viva la memoria. Il loro obiettivo non è scioccare, ma trasformare il contatto con la tragedia in conoscenza e consapevolezza.

Alcuni ricercatori includono in questo filone anche le controverse mostre itineranti come Body Worlds e The Body Exhibition di Gunther von Hagens, che utilizzano corpi umani reali per spiegare l’anatomia. In questo caso, però, il confine con il macabro e con il dibattito etico diventa molto più sottile. Proprio per questo, si tratta di esempi spesso citati quando si discute delle aree più controverse del turismo oscuro.

3) Luoghi di prigionia e detenzione: carceri, isole-prigione e memoriali

Oggi molti luoghi di prigionia noti per la loro durezza e inumanità sono stati trasformati in musei storici o in spazi dedicati alla memoria dei sistemi carcerari. In questa categoria di turismo nero rientrano il Castello d’If, la prigione di Alcatraz, Robben Island, l’isola in cui fu imprigionato Nelson Mandela, e la prigione Hoa Lo di Hanoi, tristemente nota per la sua storia durante il periodo coloniale francese e la guerra del Vietnam. Si tratta di luoghi spesso molto toccanti, perché spingono i visitatori a riflettere sulla repressione politica, sulla privazione della libertà e, più in generale, sul significato stesso della detenzione.

4) Cimiteri e luoghi di sepoltura: tra memoria, arte e turismo nero

Tra le destinazioni più insolite del turismo nero ci sono i cimiteri, una tipologia di viaggio oggi molto diffusa. La travel blogger Claudia Vannucci si è specializzata proprio in questo filone e ha pubblicato anche un libro sul tema, Cemetery Safari: I morti non sono mai stati così divertenti. In questi casi, l’interesse turistico non riguarda solo la morte, ma anche la memoria, l’arte funeraria e le storie delle persone sepolte.

In Italia sono particolarmente noti il Cimitero Acattolico di Roma e il Cimitero degli Inglesi di Firenze. A Parigi, invece, puoi partecipare a un tour guidato del cimitero infestato di Père Lachaise e visitare le tombe di musicisti e scrittori celebri come Jim Morrison, Édith Piaf e Oscar Wilde. Anche l’Hollywood Cemetery di Los Angeles valorizza questa dimensione turistica attraverso mappe interattive e visite dedicate ai personaggi più famosi sepolti al suo interno.

Nel mondo esistono poi luoghi di sepoltura nati quasi fin dall’inizio con una forte vocazione monumentale e commemorativa, come il Mausoleo di Lenin a Mosca o il Mausoleo di Ho Chi Minh a Hanoi. In questi casi il turismo nero si intreccia con la memoria politica, la monumentalità e il culto pubblico della figura storica.

5) Santuari oscuri e luoghi della memoria: tra culto, commemorazione e turismo nero

Nella categoria dei santuari oscuri rientrano sia luoghi commemorativi antichi sia spazi memoriali più recenti. A Palermo, le Catacombe dei Cappuccini conservano dal 1599 oltre ottomila corpi mummificati di religiosi, militari, accademici, bambini e donne nubili, in un contesto che invita a riflettere sulla caducità della vita. In Italia, dove la tradizione cattolica ha lasciato numerose testimonianze di questo tipo, uno degli esempi più noti è il Santuario di San Bernardino alle Ossa di Milano.

I santuari oscuri moderni, invece, non sono veri santuari in senso religioso, ma luoghi commemorativi nati per conservare la memoria di una tragedia. Un esempio conosciuto in tutto il mondo è Ground Zero a New York, trasformato in spazio di raccoglimento e ricordo dopo gli attentati dell’11 settembre. A Hiroshima, in Giappone, il Memoriale della Pace svolge una funzione simile, mantenendo viva la memoria delle vittime del bombardamento atomico.

6) Siti storici di guerra e campi di battaglia: mete del turismo nero legate ai conflitti

In questa categoria del turismo nero rientrano i luoghi segnati da battaglie, operazioni militari e grandi conflitti del passato. Waterloo e molti dei siti più rilevanti della prima e della seconda guerra mondiale ne sono esempi evidenti. Generalmente, questi luoghi diventano mete turistiche solo dopo un certo periodo di tempo, quando la distanza storica permette di trasformare il teatro della guerra in spazio di memoria e approfondimento.

Le spiagge del D-Day in Francia sono tra i siti storici di guerra più visitati in Europa e attirano ogni anno chi desidera comprendere meglio uno dei momenti decisivi della Seconda Guerra Mondiale. I tunnel di Cu Chi, in Vietnam, permettono invece di scoprire da vicino le strategie di guerriglia utilizzate dai Vietcong. In questi luoghi il turismo nero si intreccia con la storia militare, la memoria collettiva e la volontà di capire come un conflitto abbia segnato profondamente un territorio.

7) Luoghi di genocidio e sterminio: i siti più dolorosi del turismo nero

In Europa, i luoghi di genocidio più noti sono Auschwitz e Dachau, simboli della memoria della Shoah e delle atrocità del Novecento. Siti simili esistono però anche in altre parti del mondo, dai killing fields della Cambogia ai memoriali del genocidio in Rwanda. In questi casi il turismo nero assume una dimensione profondamente commemorativa, perché il visitatore si confronta con luoghi che testimoniano la violenza estrema esercitata contro intere comunità.

Queste destinazioni non attirano per spettacolarizzare l’orrore, ma per conservare la memoria delle vittime e trasmetterla alle generazioni successive. Visitare luoghi di questo tipo significa entrare in contatto con una parte durissima della storia umana. Proprio per questo richiedono rispetto, consapevolezza e un approccio molto diverso rispetto ad altre forme di turismo oscuro.

*) Disastri moderni e luoghi delle catastrofi: una forma controversa di turismo nero

Nella classificazione di Philip Stone non compare in modo autonomo la categoria dei luoghi segnati da disastri recenti, ma oggi questi siti sono tra gli esempi più discussi del turismo nero. Si tratta di destinazioni legate a catastrofi industriali, incidenti o tragedie contemporanee che continuano a esercitare una forte attrazione sul pubblico. Proprio la loro vicinanza nel tempo rende questa forma di turismo particolarmente delicata sul piano etico.

Un esempio concreto è Chernobyl. Dopo l’uscita della miniserie dedicata al disastro nucleare, il turismo a Pripyat è cresciuto in modo significativo, trasformando l’area in uno dei casi più noti di turismo oscuro contemporaneo. Qui più che altrove emerge con chiarezza l’ambiguità del dark tourism, sospeso tra memoria, curiosità, fascinazione e rischio di spettacolarizzazione.

Perché il turismo nero ha tanto successo: motivazioni psicologiche, culturali ed etiche

Il turismo nero suscita interesse perché mette i visitatori di fronte alla propria mortalità. Chi visita luoghi segnati da tragedie, guerre o catastrofi cerca spesso un contatto diretto, reale o simbolico, con la morte. In ambito accademico questo meccanismo viene talvolta definito thanaptosis, cioè il processo che porta a riflettere sulla propria fine attraverso quella degli altri.

Accanto a questa componente più emotiva, esistono anche motivazioni storiche e culturali. Le visite ai siti bellici, ai campi di sterminio e ai luoghi commemorativi rispondono spesso al desiderio di comprendere meglio il passato e di mantenerne viva la memoria. Conoscere e trasmettere anche gli eventi più dolorosi resta fondamentale per evitare che certi errori si ripetano.

Esiste però anche un lato più controverso del turismo oscuro. Alcuni visitatori si recano sui luoghi di una tragedia soprattutto per scattare fotografie da pubblicare online, trasformando il dolore altrui in contenuto. In questi casi l’interesse per il dark tourism si allontana dalla memoria e dalla conoscenza, avvicinandosi invece a una forma di consumo visivo molto più difficile da giustificare sul piano etico.

L’etica del turismo nero: quando il dark tourism diventa problematico

Le attrazioni macabre come i tour misteriosi o le mostre storiche sulla guerra sono generalmente percepite come più accettabili, perché inserite in un contesto culturale, educativo o museale. Molti viaggiatori considerano invece poco etico visitare luoghi colpiti da disastri recenti, soprattutto quando il dolore della comunità locale è ancora molto vivo. Nel turismo nero, infatti, la distanza temporale e il modo in cui si visita un luogo fanno una grande differenza.

Le foto di famiglia davanti al relitto della Costa Concordia o quelle degli influencer a Chernobyl hanno suscitato indignazione in molti Paesi. In casi come questi, il problema non è solo la visita in sé, ma il modo in cui la tragedia viene trasformata in sfondo per contenuti leggeri o autoreferenziali. Il confine tra memoria, curiosità e morbosità può diventare molto sottile.

Se stai pensando di visitare una destinazione legata al turismo oscuro, è importante ricordare che per molte persone quel luogo non è un’attrazione, ma una ferita ancora presente nella memoria collettiva. Conviene quindi evitare fotografie invasive, non riprendere chi sta vivendo un momento di raccoglimento e mantenere sempre un comportamento serio e rispettoso. Anche l’abbigliamento e il tono con cui si commenta il luogo fanno parte di questo rispetto.

Il tema del dark tourism continua a suscitare molto interesse. Condividi nei commenti la tua opinione sul turismo nero e raccontaci se hai mai partecipato a visite guidate su temi macabri o scelto destinazioni legate a tragedie, guerre o luoghi della memoria. Nel dark tourism, più che in altre forme di viaggio, il modo in cui si guarda un luogo conta quasi quanto il luogo stesso.

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16 commenti

Claudia 22/01/2021 - 09:27

Non pensavo che visitare luoghi di guerra e campi di sterminio fosse considerato turismo nero, ma più storico-culturale. E’ fondamentale secondo me conoscere il nostro passato

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Mariarita 23/01/2021 - 15:27

Oddio, non sapevo che tra i primi tour organizzati di Thomas Cook ce ne fossero alcuni che prevedevano assistere a delle esecuzioni! Interessante analizzare certi aspetti del turismo, ma io proprio non riuscirei. Certo condivido il fatto che, se proprio non si può fare a meno di assecondare questo lato un po’ macabro, per lo meno bisognerebbe avere rispetto delle persone che ancora vivono in quei luoghi, Cernobyl primo tra tutti.

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Eliana 24/01/2021 - 16:34

Diciamo che quando si visitano certi luoghi ci vuole rispetto, sempre: ricordo i selfie davanti al relitto della Concordia o la ricerca di Pokemon ad Auschwitz… Insomma, certe cose non si possono sentire. Dovremmo visitare certi luoghi comunque per renderci conto degli orrori passati e per evitare di commettere gli stessi errori: più che di turismo nero secondo me si tratta di luoghi della memoria.

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Silvia The Food Traveler 26/01/2021 - 18:51

Ho visitato posti di questo genere, sia partecipando a un tour di Jack The Ripper sia visitando dei cimiteri. Poi di recente ho visitato Auschwitz e secondo me un’esperienza di questo tipo andrebbe fatta per provare a capire.
Ho invece qualche dubbio su altri tipi di dark tourism che in certi casi servono solo a soddisfare una curiosità morbosa, come per esempio la foresta dei suicidi in Giappone (e mi farebbe anche non poca paura).

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Alessia 05/02/2021 - 10:35

Non ho mai partecipato a una visita guidata nei luoghi del Dark tourism. Ho letto recentemente che Avetrana, il paese dove qualche anno fa venne uccisa una ragazzina, Sarah, è diventato uno di questi… Un continuo pellegrinaggio davanti la casa della vittima, da brivido… Il confine tra curioso e macabro è molto sottile in questi casi… A me generalmente cose del genere mettono molto a disagio e quindi tendo a evitarle… Però farei il tour della Torino magica o quello dedicato a Jack the Ripper… In quel caso, secondo me, è un interesse più socio cultural storico.

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Serena - Sognando Viaggi 05/02/2021 - 11:02

Non capirò mai il dark tourism che riguarda luoghi come Cogne, Chernobyl e simili, li trovo di cattivo gusto e atti soltanto a soddisfare curiosità macabre e morbose. Diverso invece il turismo che riguarda i luoghi della memoria, come Auschwitz, se effettuato con rispetto (no ai selfie, è il luogo di una tragedia senza precedenti) e come monito a non dimenticare.
I tour che in qualche modo sono collegati a leggende e folklore, invece, mi incuriosiscono e penso possano essere interessanti.

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Lucia 05/02/2021 - 16:28

Pensa che io non sapevo nemmeno esistesse il turismo nero, forse perché non mi interessa proprio argomento! Non visiterei mai luoghi simili … mi piace scegliere sempre mete in cui posso vedere arte, rilassarmi e conservarne un buon ricordo. In questi posti non credo che sarebbe così!

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Ilenia 19/02/2021 - 15:52

Il turismo macabro mi incuriosisce molto; un tour potrebbe essere un modo diverso per conoscere le città. In passato ho visitato una delle mostre con corpi umani esposti in diverse posizioni e l’ho trovata interessante per comprendere come siamo fatti. I luoghi delle tragedie ritengo siano interessanti dal punto di vista culturale; trovo di cattivo gusto selfie e simili in questi posti

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Stefania 12/03/2021 - 10:10

Ho visto una serie di documentari sul dark tourism e personalmente in alcuni luoghi non andrei. Anche visitare i campi di sterminio è un’esperienza dura ma penso sia importante da fare.

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Annalisa Trevaligie-Travelblog 12/03/2021 - 11:10

Io non trovo eticamente corrette queste tipologie di viaggio. Non ho mai preso in considerazione campi di stermini, luoghi di stragi o case in cui Si sono consumati atroci delitti. Un viaggiatore che Si rispetti non dovrebbe nemmeno considerare mete simili. Il rispetto per il dolore altrui, che in posti simili ancora è vivo, è la più grande forma di intelligenza.

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Claudia 13/03/2021 - 18:53

Io lo trovo molto interessante ed anche educativo. Ovviamente, come qualsiasi tipo di esperienza, va fatto con consapevolezza, etica e coscienza culturale. A Roma, ad esempio, ci sono le Fosse Ardeatine, luogo ad ingresso gratuito, dove è avvenuto l’eccidio di oltre 300 civili e militari italiani ad opera dei nazisti. Anche alcuni cimiteri sono interessanti: il Verano, il cimitero del Commonwealth o il Cimitero acattolico, tutti cimiteri monumentali.

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Chiara 26/03/2021 - 16:19

Io trovo che spesso sia necessario fare un distinguo perché non tutto il turismo nero è uguale (o almeno secondo la mia opinione). Personalmente sono molti i luoghi dark che ho potuto e voluto visitare per omaggiare persone che sono morte, nazioni che si sono perse nel tempo o semplicemente storie da ricordare.

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Margherita 05/04/2021 - 21:49

Ho visitato alcuni luoghi di memoria e dolore, tuttavia non considerandomi una “fan del turismo nero”. Sono d’accordo nel considerare la valenza educativa di queste visite e, di solito, non mi viene per niente naturale prendere il cellulare per scattare un selfie sorridente. Spero che, chi visita questi posti, tenga sempre a mente il loro significato e ne rispetti il valore!

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Lucy 03/05/2021 - 10:49

Con l’accenno a Body Worlds hai vinto 🙂 (vorrei vederla, ma ancora non sono riuscita). Mi considero piuttosto fan di questo genere di visite, proprio per la catarsi che danno, per quel senso di rassicurazione sulla propria condizione presente che se ne ottiene. Anche se, a maggior ragione per aver vissuto una di ‘ste robe sulla mia pelle e aver visto con i miei occhi gente venuta lì per fotografare i fori delle pallottole nei muri quando ancora lì accanto la gente piangeva, sono mooolto conscia dell’atteggiamento che occorre necessariamente assumere davanti a cose del genere. Soprattutto nei luoghi aperti, dove non è che si paga un biglietto per entrare e quindi ci si trova mescolati a persone di qualunque tipo, di cui non si conosce l’esperienza. Tipo quando vedo il memoriale degli ebrei a Berlino con la gente che si siede sopra i blocchi o si scatta i selfie mi sale l’odio.

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Paola Bertoni 03/05/2021 - 12:27

Il dilemma è che un lato è giusto lasciare a tutti l’opportunità di visitare i luoghi di turismo nero per capire, dall’altro però ci vorrebbe un minimo di rispetto. Il tuo commento mi ha fatto venire in mente il progetto Yolocaust (non so se lo ricordi: riprendeva i selfie davanti al memoriale della Shoah e li fotoshoppava sulle fosse comuni). Alla fine il sito ha chiuso dopo aver raggiunto tutte e 12 le persone ritratte e il più “famoso” si è scusato pubblicamente ringraziando l’artista di averlo spinto alla riflessione. Forse bisognerebbe fare più progetti tipo Yolocaust nei luoghi di turismo nero.
PS: Altro che Body Worlds, io sono ancora traumatizzata dal Museo di Anatomia di Torino con i feti ottocenteschi in formaldeide!

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Lucy 04/06/2021 - 11:23

Quello sarà in cima alla mia lista per quando verrò a Torino, le cose ottocentesche da quel punto di vista sono fantastiche 😀
E no, non conoscevo Yolocaust ma ti ringrazio per avermene parlato, sicuramente un progetto molto interessante e da riproporre nel formato!

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