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Greenwashing vs riforestazione reale

Greenwashing e riforestazione: come riconoscere un impegno concreto

di Paola Bertoni

Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata uno degli argomenti più utilizzati nel settore turistico. Hotel, compagnie aeree, tour operator e agenzie di viaggio parlano sempre più spesso di compensazione della CO₂, alberi piantati e riforestazione. Non tutte queste iniziative, però, hanno lo stesso valore. Per chi racconta il turismo, imparare a distinguere un progetto di riforestazione concreto da una semplice operazione di marketing significa offrire ai lettori un’informazione più corretta e contribuire a contrastare il fenomeno del greenwashing.

Cos’è il greenwashing e perché è un problema nel turismo

Il greenwashing è una strategia di comunicazione con cui un’azienda si presenta come sostenibile o rispettosa dell’ambiente senza che alle dichiarazioni corrispondano azioni concrete e verificabili. Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi green (verde) e whitewashing (dare una falsa immagine positiva) e indica tutte quelle pratiche che sfruttano il tema della sostenibilità come strumento di marketing.

Nel turismo il greenwashing può manifestarsi attraverso slogan come “viaggio a impatto zero”, “eco-friendly” o “piantiamo alberi”, senza fornire dati, certificazioni o informazioni che permettano di verificare quanto dichiarato. Per questo motivo è importante imparare a distinguere una semplice promessa da un progetto realmente documentato e trasparente.

La mia esperienza con una falsa iniziativa di riforestazione

L’idea di scrivere questo articolo è nata mentre parlavo di turismo sostenibile con una collega travel blogger durante la preparazione di un itinerario di viaggio perché ormai quasi tutte le aziende si dichiarano green visto che non è più socialmente accettabile non esserlo.

La conversazione mi ha riportato alla mente una collaborazione di diversi anni fa che mi ha insegnato quanto sia importante verificare le dichiarazioni ambientali delle aziende. All’epoca ero stata contattata da un’azienda che desiderava promuovere la propria attività attraverso un articolo sponsorizzato. Il mio compenso, mi era stato spiegato, sarebbe stato destinato alla riforestazione. La proposta mi era sembrata interessante e, con molta più ingenuità di oggi, avevo accettato la collaborazione.

Dopo la pubblicazione dell’articolo avevo però chiesto un aggiornamento sul progetto di riforestazione a cui avevo contribuito. Volevo sapere dove fossero stati piantati gli alberi, quale progetto fosse stato finanziato e ricevere materiale da condividere con i miei lettori. Dopo le mie richieste, l’azienda è semplicemente sparita per mesi senza fornire alcuna risposta.

A quel punto avevo deciso di rimuovere l’articolo dal blog, eliminare il link e chiudere definitivamente la collaborazione. Da quell’esperienza ho imparato che non basta leggere la parola “riforestazione” per parlare di sostenibilità. Da allora cerco sempre elementi concreti e verificabili prima di raccontare un progetto ambientale.

Perché piantare alberi è il primo passo verso una sostenibilità concreta

Piantare alberi rappresenta uno dei gesti più concreti che aziende e privati possano compiere per contribuire alla tutela dell’ambiente. Le foreste assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, favoriscono la biodiversità, proteggono il suolo dall’erosione, contribuiscono al ciclo dell’acqua e creano nuove opportunità economiche per le comunità locali coinvolte nei progetti di riforestazione.

Naturalmente la riforestazione, da sola, non è sufficiente a rendere sostenibile un’attività. La riduzione delle emissioni deve rimanere la priorità, mentre la compensazione rappresenta uno strumento complementare per contribuire alla tutela degli ecosistemi e al recupero della CO₂ già immessa nell’atmosfera.

Negli ultimi anni sono nate numerose piattaforme che permettono ad aziende e privati di sostenere progetti di riforestazione. Tra le più conosciute c’è Treedom, nata in Italia nel 2010, che consente di seguire online gli alberi piantati attraverso fotografie, coordinate GPS e aggiornamenti periodici.

Accanto a Treedom esistono anche altre realtà internazionali come Tree-Nation, Evertreen, EcoTree, tra le piattaforme più conosciute, ciascuna con modalità operative differenti. Alcune sono orientate soprattutto alla compensazione delle emissioni, altre alla riforestazione, alla tutela della biodiversità o al coinvolgimento delle comunità locali.

Indipendentemente dalla piattaforma scelta, un progetto serio non si limita ad annunciare il numero di alberi piantati. Deve essere trasparente, documentato e verificabile. È proprio questa possibilità di seguire l’evoluzione del progetto nel tempo che permette di distinguere un vero investimento nella sostenibilità da una semplice operazione di marketing.

Come verificare se un progetto di riforestazione è davvero credibile

Quando un’azienda investe realmente nella riforestazione, normalmente riceve informazioni che permettono di seguire il progetto nel tempo. Le piattaforme più strutturate mettono infatti a disposizione una vera e propria tracciabilità dell’investimento, consentendo di verificare dove vengono destinati i fondi e quale impatto stanno producendo.

Tra gli elementi più importanti ci sono:

  • la specie dell’albero
  • un codice identificativo univoco
  • il Paese e l’area in cui è stato piantato
  • la geolocalizzazione
  • fotografie reali dell’albero
  • aggiornamenti periodici sulla crescita della foresta
  • informazioni sul progetto e sulla comunità locale coinvolta
  • eventuali report sull’impatto ambientale e sociale.

Naturalmente non tutte le organizzazioni utilizzano gli stessi strumenti. Alcune offrono fotografie e coordinate GPS per ogni albero, altre pubblicano report aggregati sui progetti finanziati. L’aspetto davvero importante è che l’azienda possa dimostrare in modo trasparente dove vengono investite le risorse e quali risultati vengono ottenuti nel tempo.

Informazioni fornite da Treedom sugli alberi piantati e sul progetto di riforestazione sostenuto
Informazioni fornite da Treedom sugli alberi piantati e sul progetto di riforestazione sostenuto
Carta di identità di uno degli alberi piantati nella foresta Treedom di Fly Free Airways
Carta di identità di uno degli alberi piantati nella foresta Treedom di Fly Free Airways

Come comunicare la sostenibilità nel turismo senza fare greenwashing

Chi lavora nella comunicazione turistica ha una responsabilità importante. Sempre più aziende inseriscono la sostenibilità nelle proprie campagne di marketing e spesso chiedono ai creator di raccontarla.

Prima di pubblicare un contenuto conviene verificare chi gestisce il progetto, dove vengono piantati gli alberi, come viene monitorata la loro crescita e quali informazioni possono essere condivise con il pubblico. Un’azienda realmente impegnata nella sostenibilità non avrà difficoltà a fornire queste risposte.

Fly Free Airways e Treedom: un esempio concreto di riforestazione trasparente

Ti faccio un esempio concreto di trasparenza. Quando ho iniziato a lavorare con Fly Free Airways, sapevo che l’azienda aderiva a un progetto di riforestazione sostenuto attraverso Treedom. Si tratta di una pratica adottata da molte aziende. La differenza, però, sta nel livello di trasparenza. Nel caso di Fly Free Airways, il CEO Francesco D’Alessandro condivide periodicamente gli aggiornamenti ricevuti sulla foresta e sui nuovi alberi piantati con clienti e collaboratori.

Le aziende che sostengono i progetti di riforestazione infatti ricevono aggiornamenti periodici sulla propria foresta. Ogni pianta possiede una propria identità digitale con un codice identificativo, la specie botanica, la posizione geografica e fotografie che documentano la crescita nel tempo.

Nel caso mostrato nelle immagini ricevute da Fly Free Airways, che sono stata autorizzata a condividere, l’ultimo albero piantato è un nespolo del Giappone in una foresta in Kenya. Attraverso la piattaforma è possibile visualizzare la foresta di appartenenza, conoscere il progetto locale, vedere la posizione dell’albero e ricevere fotografie scattate direttamente sul posto durante la sua crescita.

Questo tipo di documentazione non rende automaticamente un’azienda sostenibile, ma rappresenta un importante elemento di trasparenza. Permette infatti di verificare che gli investimenti destinati alla riforestazione corrispondano a progetti reali e monitorabili nel tempo.

La foresta Treedom di Fly Free Airways nel 2026
La foresta Treedom di Fly Free Airways nel 2026
Foto dell'ultimo albero piantato nella foresta Treedom di Fly Free Airways
Foto dell’ultimo albero piantato nella foresta Treedom di Fly Free Airways

Perché la trasparenza è il vero antidoto al greenwashing

Il greenwashing prospera quando le dichiarazioni non possono essere verificate. Al contrario, la trasparenza permette a clienti, travel blogger, creator e giornalisti di controllare ciò che viene realmente fatto. Per questo motivo, quando ti viene proposta una collaborazione che parla di sostenibilità, non avere paura di chiedere maggiori informazioni. Se l’investimento sulla riforestazione è reale, ti verranno fornite le informazioni da condividere con i tuoi lettori senza problemi.

Da travel blogger credo che raccontare il turismo sostenibile significhi anche questo. Non fermarsi agli slogan, ma verificare le informazioni e aiutare i lettori a distinguere tra una promessa pubblicitaria e un impegno concreto.

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1 commento

ANTONELLA MARIA 04/07/2026 - 09:37

Hai spiegato il tema in modo chiaro, e mi hai spinto a riflettere su quanto sia importante guardare oltre gli slogan. Cerco spesso di fare scelte consapevoli ma mi rendo conto che non è facile e la truffa è sempre dietro l’angolo. quindi grazie per la spiegazione e i consigli su come verificare i progetti di riforestazione

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