Nella mia testa immaginavo di cavalcare le onde al tramonto, un po’ come fa il protagonista di “Diamond on The Inside” di Ben Harper. Tavola, oceano, luce che scende. Sognavo di girare il mondo alla ricerca dei luoghi più belli dove surfare, di posti da scoprire nell’animo e viverli veramente. L’unico problema è che vivo in Friuli Venezia Giulia, e l’Adriatico non è esattamente famoso per le onde da surfare, anzi. La risposta è arrivata durante il lockdown 2020, su YouTube, quasi per caso. Un video di persone che pagaiavano in piedi su una tavola. Qualcosa ha fatto clic.
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L’inizio, quasi per caso
Iniziai a documentarmi e scoprii che, oltre ad avere una storia piuttosto antica, il SUP, questo il nome dello sport, poteva essere un ottimo mezzo per viaggiare con stile lento, avventuroso e di scoperta. Così dopo aver acquistato una tavola senza averla nemmeno mai provata prima, non appena le restrizioni terminarono mi sono buttata a capofitto su questa avventura. Un lago tranquillo, l’imbarazzo iniziale di non riuscire a stare in equilibrio per più di trenta secondi e poi l’inizio di un lungo amore.
Quello che ricordo con precisione è il momento in cui ho cominciato a guardarmi intorno. È stato lì che ho capito che non si trattava solo di stare in piedi su una tavola, si trattava di vedere un posto in un modo che non avevo mai considerato.
L’acqua cambia tutto. Ti costringe a un ritmo che non scegli tu, ti porta vicino a cose che dalla riva non vedresti mai, ti mette in una posizione, letteralmente, in piedi, leggermente sopra il livello dell’acqua, che non è né quella di chi nuota né quella di chi naviga. È un punto di vista a parte.
Da quel giorno ho iniziato a cercare scuse per tornare in acqua. E poi a cercare posti nuovi. E poi, senza nemmeno accorgermene, a programmare i viaggi intorno all’acqua, invece del contrario.

Quando la passione diventa un progetto
Per anni ho fatto tutto questo per me. Uscivo, esploravo, tornavo a casa con foto e ricordi che restavano lì, in un telefono o in un quaderno. Il cambiamento è arrivato nel momento in cui le persone hanno cominciato a chiedermi le stesse domande, sempre. “Ma dove vai a fare SUP?” “Come si comincia, serve essere sportivi?” “Quali laghi sono adatti se non l’ho mai fatto?”
A un certo punto ho smesso di rispondere a voce e ho cominciato a scrivere. Prima per dare indicazioni rapide a un amico, poi per organizzare meglio le mie stesse uscite, poi quasi senza decidere consapevolmente di farlo, per costruire qualcosa di più strutturato.
Guida al SUP è nata da questo bisogno molto pratico: raccogliere in un posto solo quello che avrei voluto trovare io, quando ho iniziato. Le basi della tecnica spiegate senza tecnicismi. La sicurezza, che spesso viene sottovalutata da chi inizia. E poi i percorsi, quelli che amo di più, pensati per chi vuole scoprire l’Italia dall’acqua, non solo allenarsi su una tavola.

Il SUP come mezzo per il viaggiare lento
La tavola non è solo uno sport salutare ma è anche un ottimo modo per viaggiare in modo lento e consapevole. Il SUP è un modo di guardare i luoghi. Una scusa perfetta per rallentare, per scegliere l’acqua invece della strada, per arrivare in un posto nel modo più silenzioso possibile.
Se c’è una cosa che vorrei che chi legge la guida portasse con sé, è questa: non serve essere atleti per iniziare. Serve solo curiosità, un po’ di pazienza, e la voglia di vedere l’Italia da un punto di vista che quasi nessuno considera.
Guida al SUP: Ecco come imparare a pagaiare è disponibile su Amazon in versione cartacea e Kindle.
E se vuoi continuare a scoprire posti d’acqua insieme a me, ti invito a leggere gli altri articoli dedicati alle varie destinazioni per il viaggiare lento lungo l’acqua come quello dedicato al Lago di Barcis.
