C’è un territorio, nel Nord del Vietnam, che sembra rimasto sospeso nel tempo. Nel tempo e nello spazio: per raggiungerlo da Hanoi ci vogliono 7 ore di viaggio in auto, lungo un’autostrada che man mano che ci si allontana verso nord dalla capitale attraversa risaie di pianura, poi colline verdeggianti, ma anche paesi e cittadine. Abbandonata l’autostrada iniziano le curve: una strada stretta, a tornanti, dalla quale lo strapiombo al di sotto sembra molto più vicino di quanto in realtà non sia. La strada sale ripida e in 40 minuti ci porta in montagna. Una montagna verde e rigogliosa, ma al tempo stesso disegnata con amorevole cura da generazioni, secoli direi, di coltivatori di riso e di tè.
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Viaggio in Vietnam alla scoperta del tè
Il viaggio delle Travel Blogger Italiane in Vietnam organizzato da Travel Sense Asia ha avuto tra i protagonisti il territorio montano dell’Hoang Su Phi, con le sue risaie terrazzate e con le sue piantagioni di tè.

Hoang Su Phi: un paesaggio antico
Per scoprire un territorio bisogna camminarvi dentro, bisogna attraversarlo a piedi, ritmando i passi con gli sguardi, senza la fretta di arrivare, ma al contrario con la calma che il voler osservare impone. Così il trekking è il modo perfetto per immergersi letteralmente nel percorso. Nella regione dell’Hoang Su Phi questo significa percorrere non semplicemente un ambiente naturale, ma un paesaggio che è frutto della millenaria azione dell’uomo.
Risaie, piantagioni di tè, ma anche orti in cui si coltivano alberi di cannella, e la foresta di bambù che è sfruttata per la grande versatilità e usabilità che le canne hanno: sono tutti elementi di un paesaggio che non si è formato ieri e nemmeno negli ultimi 50 anni, ma che è il risultato di un lento processo, iniziato da centinaia se non addirittura migliaia di anni, in cui l’uomo, in simbiosi col territorio, ne ha plasmato le forme a proprio vantaggio, selezionando piante per la coltivazione e dedicando loro i terreni più adatti, ma al tempo stesso trasformando i terreni in funzione delle proprie esigenze.
Le risaie, per esempio: sfruttano i pendii argillosi di questi monti, sembrano tante vasche che assecondano le curve di livello di queste dolci alture. Al loro interno, tenuto fangoso, perennemente irrigato grazie a canalizzazioni realizzate con canne di bambù che ricevono acqua da sorgenti e cascatelle che si trovano in alto, nella foresta, le piantine di riso crescono rigogliose. Talvolta all’interno di queste “vasche” un bufalo rumina tranquillo, nel suo momento di riposo: a lui toccherà infatti arare il terreno e disegnare le risaie quand’è tempo.

Ma se antico è il riso, antico è anche il tè da queste parti: la tradizione del tè qui arriva dalla Cina, dove è conosciuto da 5000 anni e sviluppato in una vera e propria arte a partire dall’VIII secolo, quando il monaco Lu Yu scrisse Il canone del tè. In quest’opera Lu Yu affronta il tè da tutti i punti di vista compreso quello della coltivazione. E la coltivazione si diffonde oltre i confini dell’impero cinese (anche se la storia del Vietnam è piena di incursioni e tentativi di invasioni cinesi variamente respinte di volta in volta) arrivando nelle montagne dell’Hoang Su Phi, dove ancora oggi si coltiva “all’antica”: le piante sono lasciate libere di crescere, di svilupparsi in alberi.
Coltivare il tè nell’Hoang Su Phi
Mi ha stupito subito questa scelta: in genere le piantagioni di tè appaiono come intere colline pettinate da filari di piante tenute tutte alla stessa altezza, che solitamente non supera gli 80 cm. Qui invece, in queste montagne del Nord del Vietnam, le piante crescono a loro piacimento, fino a diventare anche alberi alti sui quali ci si deve arrampicare per cogliere le foglie e i germogli con i quali produrre il tè. Le piante non sono fitte, proprio per lasciare loro la possibilità di svilupparsi sia in altezza che in larghezza. Quand’è il momento della raccolta – che qui è salutata con un vero e proprio rituale che prevede anche di indossare l’abito tradizionale – raccoglitrici e raccoglitori si armano di cesti e cercano le gemme più adatte: germogli appena formati diventeranno tè rosso (l’equivalente del nostro tè nero) e tè verde; le gemme che ancora devono schiudersi diventeranno tè bianco.

Da un’unica pianta tre bevande diverse dunque: il tè rosso è di colore ambrato, dal sapore deciso; il tè verde è di colore giallo, dal sapore più delicato; il tè bianco è pressoché trasparente, delicatissimo, quasi impalpabile, ma talvolta decisamente profumato. È profumatissimo ad esempio il tè bianco prodotto su queste montagne dall’azienda Fin Ho Trà (trà è la parola vietnamita per il tè) che fa della raccolta un momento importante nella vita della comunità di etnia Red Dao che popola da sempre queste montagne.
Su queste montagne non dobbiamo immaginare piantagioni di grandi dimensioni: sono piuttosto orti anche piccoli, spesso a conduzione familiare. Famiglie che vivono in case isolate, per raggiungere le quali si va a piedi oppure in motorino, hanno presso le loro case tutto ciò che occorre: sacchi di terra nei quali fanno crescere la radice di zenzero, un piccolo spazio ad orto, un banano, un fazzolettino di terra destinato alla coltivazione del tè, e poi galline e qualche maialino. In casa hanno scorte di riso per mesi, conservati in sacchi da 10 kg l’uno. E hanno scorte di rice wine, una grappa ottenuta col riso, per riscaldarsi dal freddo e per riscaldare le serate conviviali.
Bere il tè nell’Hoang Su Phi: accoglienza e convivialità
Il tè è profondamente radicato in queste montagne. È tradizione, è cura del territorio, ma è anche convivialità e casa.
Ogni casa ha un focolare nel pavimento e un tavolino su cui è poggiato un servizio da tè costituito da una piccola teiera e ancor più piccole con un tè sempre caldo e sempre pronto per gli ospiti che giungono. Il servizio da tè racconta tutta la sua vita: una teierina con le decorazioni stinte, una tazzina sbreccata. Il tè qui è un fatto quotidiano, personale, familiare e conviviale.
Sedersi accanto al focolare, chiacchierare mentre si beve il tè: non c’è niente di più intimo, familiare, semplice e allo stesso tempo importante per i rapporti umani. Qui sulle montagne dell’Hoang Su Phi, nella provincia di Ha Giang, le case sono isolate, spesso bisogna camminare per intere mezz’ore prima di incontrare un’abitazione: i villaggi stanno nel fondovalle, lungo il fiume Ta Pao Ho, ma come si inizia a salire si fanno più rarefatte. Così è inevitabile che dopo un lungo viaggio a piedi, il minimo che si possa fare è offrire un tè all’ospite.

Preservare questo paesaggio culturale
Oggi più che mai è necessario preservare il paesaggio unico che è quello delle montagne dell’Hoang Su Phi, nella provincia di Ha Giang. Un territorio che è sempre più minacciato da ingerenze esterne che guardano soltanto al profitto senza tenere in conto la sostenibilità ambientale. Sostenibilità che è alla base della cura millenaria esercitata dai Red Dao e dalle altre etnie che abitano qui: i Tay e i Hmong.
Mentre preparavo questo post – e banalmente cercavo il nome del fiume Ta Pao Ho, mi sono imbattuta in ben due notizie che parlano di minacce all’ambiente e al territorio: la prima riguarda una frana presso la diga della centrale idroelettrica che su questo fiume ha creato un laghetto artificiale, che ha fatto 5 morti e 4 feriti gravi, nonché ha rischiato di procurare un disastro ambientale (un’alluvione a valle, per esempio) non indifferente. Ah, la frana si è verificata nel 2025, quindi il lutto con lo sventato disastro è molto fresco.
Un altro problema, forse ancora più grave perché rischia di rovinare l’ecosistema nel lungo periodo, è l’allevamento di storioni, pesce alieno e coltivato per la produzione di caviale, che è stato impiantato lungo il corso più alto del fiume Ta Pao Ho e che ha comportato la fuga di alcuni esemplari che inevitabilmente in libertà si sono riprodotti e ora minacciano le specie autoctone, con un rischio ambientale molto alto: un po’ come ciò che il famoso granchio blu sta facendo nel Mediterraneo, ma su scala ben più ristretta, e quindi più letale.
Il viaggio è anzitutto un’esperienza etica
In quanto viaggiatrici e viaggiatori abbiamo il dovere di attraversare i territori senza segnarli, leggendoli nella loro complessità, analizzandoli con obiettività e senza farci traviare dalle due categorie semplicistiche bello/brutto.

Il viaggio in Vietnam che abbiamo fatto noi Travel Blogger Italiane grazie a Travel Sense Asia ci ha permesso di vedere tanti aspetti di questa nazione, della sua cultura e anche del modo in cui viene narrata, trasmessa, valorizzata. Abbiamo vissuto luoghi turistici, abbiamo, all’opposto, affrontato situazioni ben poco turistiche, e sempre abbiamo avuto uno sguardo critico e riflessivo. In particolare la nostra esperienza nelle montagne dell’Hoang Su Phi ci ha permesso di capire sul serio quanto attaccamento alle tradizioni – familiari, religiose, culturali – ci sia da queste parti, quanta voglia ci sia di farle conoscere al di fuori senza farsi sedurre dalle comodità della modernità. Un monito per tutti quanti noi Occidentali abituati ad avere tutto e subito: vivere in armonia con la natura e preservando il paesaggio, coltivare le sane abitudini e le tradizioni culturali: questo è vivere bene, vivere in pace, vivere serenamente.
