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Locandina del concerto The New Four Season of Hungary and China

The New Four Seasons: quando la musica diventa viaggio tra Ungheria e Cina

di Paola Bertoni

The New Four Seasons è uno di quegli eventi che confermano come il viaggio non passa solo dallo spostamento fisico, ma anche dalle esperienze culturali che ti mettono in contatto con mondi diversi. Il progetto è arrivato in Europa nel febbraio 2026, dopo essere diventato virale in Cina e aver attirato l’attenzione dei media internazionali, proprio per la sua capacità di parlare a pubblici molto diversi tra loro.

L’Italia ha avuto un’unica, irripetibile occasione per assistere a questo incontro tra culture, con la data di giovedì 5 febbraio a Torino, all’Auditorium del Lingotto Giovanni Agnelli, trasformato per una sera in un ponte sonoro tra Ungheria e Cina. Anche senza essere esperta di musica classica, ti bastava sederti e ascoltare per capire che non stavi assistendo a un concerto qualunque, ma a un vero viaggio fatto di suoni, immagini ed emozioni.

Due tradizioni, un tema senza tempo: le stagioni tra Ungheria e Cina

Per la prima volta assoluta, due opere contemporanee ispirate alle stagioni sono state eseguite sullo stesso palco, mettendo in dialogo storie musicali e culturali lontane, 300 anni dopo Antonio Vivaldi e 150 anni dopo Pjotr Tschaikowki. Il progetto del Liszt Ferenc International Music Elite Program, promosso da Sunflower Piano House, è una reinterpretazione contemporanea di un tema classico della musica, capace oggi più che mai di parlare a un pubblico globale.

In questo racconto musicale le stagioni non vengono spiegate con immagini o parole, ma attraverso sonorità che cambiano come cambia la natura, passando da momenti più lenti e intimi ad altri più energici e luminosi. Anche senza conoscere la musica classica, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dai suoni per riconoscere il freddo dell’inverno, il risveglio della primavera o l’intensità dell’estate semplicemente ascoltando.

L’aspetto più interessante è stato osservare come due Paesi diversi abbiano reinterpretato lo stesso tema, facendo incontrare Ungheria e Cina in un dialogo che attraversa secoli e confini. Nella musica emergono echi di tradizioni popolari, ritmi di danza, melodie antiche e sensibilità moderne, creando un intreccio di suoni che rende questo linguaggio sorprendentemente accessibile anche a chi si avvicina per curiosità e non per formazione.

Perché raccontare The New Four Seasons su un blog di viaggi: un’emozione condivisa tra città diverse

The New Four Seasons dimostra che il viaggio culturale passa anche da eventi capaci di mettere in relazione storie, tradizioni e sensibilità diverse. Raccontarlo significa parlare di musica, certo, ma anche di emozioni, di incontri tra culture e di quella sensazione rara di sentirti parte di un racconto più grande, che attraversa secoli e continenti restando sorprendentemente attuale. La musica diventa cultura, e la cultura diventa viaggio.

Questo tipo di spettacolo, inoltre, tocca città diverse e le collega tra loro, facendoti sentire parte di una comunità culturale più ampia, quasi una cittadina globale. Sapere che The New Four Seasons ha attraversato città come Sofia, Salisburgo e Monaco, dopo il debutto in Asia, aggiunge valore all’esperienza vissuta a Torino, quella a cui ho partecipato in prima persona.

L’unica data italiana ha avuto il sapore dell’eccezione, di quelle serate in cui ti rendi conto di assistere a qualcosa che difficilmente si ripeterà nello stesso modo. Il pubblico, me per prima, è rimasto affascinato dall’ascoltare sonorità che non avresti mai immaginato potessero uscire dagli strumenti sul palco, confermando come anche un concerto possa trasformarsi in un vero viaggio condiviso.

Il violinista cinese Lu Siqin durante il concerto The New Four Season of Hungary and China
Il violinista cinese Lu Siqin durante il concerto The New Four Season of Hungary and China

Com’era lo spettacolo dal vivo: musica, immagini ed emozioni in viaggio

Il concerto è stato emozionante e coinvolgente. Attraverso la musica entri in paesaggi immaginari e reali, senza bisogno di mappe, lasciandoti guidare solo dai suoni. L’ascolto si è trasformato in un viaggio emotivo, fatto di passaggi delicati, improvvise accelerazioni e momenti di profonda contemplazione.

Lo spettacolo era costruito come un vero percorso narrativo in due parti, con un ritmo che ti accompagnava gradualmente dentro mondi musicali molto diversi. Anche senza conoscere la musica classica, risultava facile seguire questo racconto, perché ogni sezione suggeriva immagini, atmosfere e sensazioni immediate.

La prima parte, dedicata alle Quattro Stagioni Ungheresi, vedeva Kovács Gergely da solo al pianoforte, impegnato nell’interpretazione della composizione firmata da Stefán Péter. Il pianoforte veniva usato in modo delicato ed emozionante, con suoni che rimandavano alle danze popolari ungheresi e allo scandire naturale delle stagioni, tra luce, pause e cambi di ritmo.

La seconda parte, dedicata alle Quattro Stagioni Cinesi, cambiava atmosfera ed evocava il calendario lunare, alternando momenti delicati ad altri di grande intensità. Il violinista Lü Siqin era accompagnato dalla Meijie New Youth Orchestra, formata da musicisti con violini, viole e violoncello. Gli strumenti venivano utilizzati in modo sorprendentemente creativo, dando vita a suoni e combinazioni che non avresti mai immaginato potessero nascere da strumenti così tradizionali.

Nel complesso, lo spettacolo riusciva a farti percepire come le stagioni, pur raccontate da culture diverse, parlino un linguaggio emotivo sorprendentemente comune. Un’esperienza che non richiede competenze musicali, ma solo la disponibilità ad ascoltare e lasciarsi trasportare.

Il pianista ungherese Gergely Kovacs al concerto The New Four Season of Hungary and China
Il pianista ungherese Gergely Kovacs al concerto The New Four Season of Hungary and China

Il tour europeo 2026: le città toccate da The New Four Seasons

Il tour europeo di The New Four Seasons si è svolto nel febbraio 2026 e ha toccato alcune delle principali capitali culturali del continente. Dopo la tappa ungherese a Budapest il 2 febbraio, nella Grand Hall della Liszt Ferenc Academy of Music, lo spettacolo è arrivato a Sofia il 4 febbraio, al National Palace of Culture. L’unica data italiana si è tenuta a Torino il 5 febbraio, all’Auditorium del Lingotto Giovanni Agnelli. Il tour è poi proseguito a Monaco di Baviera l’8 febbraio, all’Isarphilharmonie del Gasteig HP8, per concludersi a Zurigo l’11 febbraio, nella Halle 622.

Seguire il percorso di questo spettacolo attraverso città diverse rafforza la sensazione di trovarsi davanti a un progetto culturale internazionale, capace di parlare linguaggi differenti mantenendo un filo comune. L’esperienza vissuta a Torino si inserisce così in un racconto più ampio, che attraversa confini geografici e culturali e dimostra come anche un concerto possa diventare parte di un viaggio, fatto di incontri, suggestioni e punti di vista nuovi.

Se ti è capitato di assistere a eventi culturali che ti hanno fatto sentire in viaggio, anche senza spostarti, lascia un commento e condividi la tua esperienza.

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