Ti è mai successo che i racconti di viaggio, condivisi giorno per giorno sui social, portassero traffico al blog con una naturalezza che quando sei a casa fatichi a replicare?
Nell’ultimo periodo, all’interno della community di Travel Blogger Italiane, si è aperta una conversazione che è rimasta viva per alcune settimane.
Molte blogger hanno segnalato un calo di traffico sui propri blog, anche in presenza di articoli aggiornati nel tempo e con una struttura editoriale coerente.
In alcuni casi non si trattava di un crollo repentino, ma di una progressiva perdita di lettori, difficile da ricondurre ad una sola causa.
Poi d’improvviso, senza che vi fosse alcuna pianificazione intenzionale, qualcosa è cambiato.
Eliana Intruglio, autrice di Donna Vagabonda, ha raccontato che, durante un viaggio, pur senza condividere deliberatamente link agli articoli pubblicati e senza ricorrere ad una programmazione particolare, il suo blog ha ripreso a muoversi.
Le visite sono aumentate, le persone hanno consultato più pagine e il tempo di permanenza è cresciuto.
Sia chiaro: un andamento del genere non costituiva una novità assoluta, ma poiché si è verificato dopo un breve periodo di calo, è stato visibile immediatamente ed in modo più netto rispetto al solito.
Quel vivace scambio tra le blogger, per me è diventato ben presto prezioso materiale da osservazione.
È proprio da qui infatti, che nasce questo nuovo appuntamento di Reel on the Road, la rubrica mensile del magazine e del profilo Instagram di Travel Blogger Italiane, che supporta la community verso un utilizzo strategico e sostenibile dei social, all’interno di una più ampia strategia di comunicazione.
Indice dei contenuti
Racconti di viaggio in tempo reale: il blog riparte anche senza spinta
Nel giro di poche ore, altre blogger hanno esposto il loro punto di vista, riconoscendosi nella stessa dinamica condivisa da Eliana.
Kristina Chierici di Nerd in spalla ad esempio, ha raccontato di aver smesso di programmare l’uscita di articoli durante i viaggi, dopo aver notato che i lettori arrivano lo stesso, senza bisogno di tenere acceso il motore del blog a tutti i costi.
Le esperienze vissute dalle blogger non coincidono nei minimi dettagli, ma convergono più o meno tutte su un punto: quando l’esperienza è in corso e viene raccontata in tempo reale, il blog torna a essere un luogo esplorato, anche senza un vero e proprio invito diretto.
Di chi è la colpa quando il traffico cambia
Conosci Cluedo? Io ci giocavo spesso da bambina in compagnia dei miei cugini.
Qualcuno da qualche parte ha fatto qualcosa e tu devi mettere insieme gli indizi ed investigare, finché non ti senti pronto a puntare il dito e formulare una precisa accusa.
Ricordo che mi divertiva particolarmente il momento in cui l’elenco dei sospettati iniziava a restringersi e si aveva l’impressione che la soluzione fosse lì, a portata di mano.
Mi sembra che, quando il traffico cambia, facciamo un po’ la stessa cosa.
Appena notiamo un calo o una risalita, indossiamo subito l’impermeabile e gli occhiali scuri e andiamo a caccia del colpevole.
Sarà stato l’ennesimo aggiornamento oppure stavolta si tratta di un problema di stagionalità?
Questo più o meno è quello che ci chiediamo, mentre apriamo i grafici e scorriamo le pagine alla ricerca di una traccia.
Voler dare un nome a quello che ci accade è una prassi assolutamente normale e, il più delle volte, aiuta a tenere a bada l’ansia, dandoci l’impressione di aver trovato una pista, invece di continuare a brancolare nel buio.

Il momento in cui il blog viene cercato: cosa succede mentre sei in viaggio
Il punto è che, a volte, mentre siamo ancora lì con la lente d’ingrandimento in mano, succede qualcosa che ci costringe ad alzare la testa e guardare da un’altra parte.
Apriamo i social, leggiamo i messaggi della community e improvvisamente la ricerca del colpevole non ci sembra più così interessante.
Perché lì, davanti ai nostri occhi, il racconto è più vivo che mai: arrivano reazioni, commenti, richieste di informazioni.
È allora che tutto diventa più chiaro.
Il blog cambia funzione: da porta d’ingresso a luogo di approfondimento
Forse il blog non si è inceppato: ha solo cambiato funzione.
Non sempre svolge il ruolo di porta d’ingresso, ma spesso è il punto in cui ci si ferma per riprendere fiato e dare un’occhiata alla mappa.
Così, se fino a un attimo prima, la domanda era: Che cosa non sta funzionando nel blog?
Adesso la questione diventa: Che cosa succede di diverso fuori dal blog, quando sei in viaggio e racconti sul campo?
Dal link diretto ai racconti in viaggio: come le persone arrivano al blog
Probabilmente quando aggiorni il tuo blog a casa o in ufficio, segui questi pochi e semplici passaggi: pubblichi un articolo, lo condividi sui social, metti il link bene in vista ed inserisci un chiaro invito alla lettura.
In viaggio invece, è la narrazione sul campo a tracciare il sentiero: chi ti segue sui social lo percorre e poi arriva al blog.
A volte basta una storia curiosa, altre una foto panoramica o il dettaglio di una giornata.
Chi ti segue non riceve un esplicito invito a cliccare, ma vede una scena, si incuriosisce e vuole saperne di più di te, dei tuoi viaggi, del tuo modo di viverli e raccontarli.
È allora che ti cerca.
Scruta il tuo profilo e, se non è ancora soddisfatto apre il blog. Qui del resto, può prendersi del tempo prezioso che sui social non ha.
Quindi legge con calma, clicca su un itinerario simile e magari finisce su un contenuto meno recente perché gli offre uno spunto che sui social non trova.
In questo scenario, i social sono il palco, ovvero il luogo dove il racconto va in scena, mentre il blog diventa il backstage, lo spazio a cui solo chi è davvero incuriosito accede, mosso dal desiderio di approfondire o ampliare il proprio punto di vista.
Articoli evergreen: perché tornano a funzionare quando i racconti di viaggio sono in tempo reale
Se chi arriva al blog è mosso dal desiderio di approfondire, difficilmente si fermerà all’articolo più recente o quello messo in evidenza.
È molto più probabile che si comporti esattamente come facciamo tutti noi quando vogliamo capire meglio qualcosa: comincia a guardarsi attorno.
Me lo immagino mentre atterra su un post, segue un link interno, poi finisce in un’altra categoria e risale indietro di qualche anno.
Ecco perché i contenuti meno attuali o i cosiddetti evergreen, non vanno trascurati.
Mentre il racconto sui social è la scintilla che accende la curiosità, agli articoli del blog, compresi quelli più datati, spetta il compito di riuscire a soddisfarla.
Quando qualcuno arriva al blog già caldo e trova informazioni datate o link rotti, la sua curiosità non si trasforma in fiducia, ma si spegne (e con lei si scompare anche un’enorme opportunità).
La storia di Alessandra, componente della community di Travel Blogger Italiane, da questo punto di vista è emblematica.
Riprendendo in mano un vecchio articolo e rimettendolo in ordine, ha ricevuto una richiesta di contatto da un potenziale cliente.
Puoi ripercorrere l’intera vicenda nell’approfondimento dal titolo: Come un contenuto genera valore nel tempo.
Programmazione dei contenuti: perché non sostituisce il racconto sul campo
A questo punto, verrebbe naturale pensare che, se è il racconto sul campo a portare traffico al blog, forse programmare i contenuti non serve.

Per sciogliere questo dubbio, dobbiamo distinguere due momenti diversi, che spesso confondiamo.
Programmare vuol dire pianificare l’uscita dei contenuti per fare in modo che il calendario editoriale non resti scoperto, anche quando sei in viaggio.
È una scelta di organizzazione, che ti aiuta a non sparire e a mantenere una certa regolarità indipendentemente da ciò che stai vivendo in quel momento.
Il racconto sul campo invece, è la storia che pubblichi mentre sei in treno, la foto appena scattata, la domanda a cui rispondi al volo.
Non serve a riempire il calendario, ma a far sentire che sei completamente immersa nell’esperienza che stai vivendo.
È la tua testimonianza viva, reale e imperfetta che porta le persone a cercarti altrove e ad approdare sul blog.
Se vuoi approfondire questo tema, ne ho parlato in una puntata di Reel on the Road dedicata alla pianificazione.
Ecco perché tra loro non sono intercambiabili.
La programmazione può aiutarti a mantenere una certa regolarità, ma non basta per accendere l’interesse.
Il racconto sul campo invece, mette in moto la curiosità e la accompagna naturalmente verso il blog.
Forse è proprio questo lo spunto da cui puoi ripartire: invece di disperdere tempo ed energie a cercare un colpevole tra grafici e dati, prova a seguire il percorso completo.
La prossima volta che noti un calo o una ripresa, chiediti dove si accende l’interesse delle persone e qual è il momento esatto in cui arrivano sul blog a cercare il resto della storia.
Immagine di copertina creata da AI

2 commenti
Abbiamo da qualche tempo iniziato a notare quanto i contenuti pubblicati “on the road” sui social siano promossi dalle piattaforme, che evidentemente spingono per contenuti più spontanei e diretti. Tutto questo però si rivela positivo anche per i blog, che non potendo vivere della stessa immediatezza, ricevono comunque visualizzazioni aggiuntive ricavate proprio da questo aumento di traffico.
Un articolo ben scritto super approfondito, brava Libera!
Concordo con tutto ciò che hai scritto: quando viaggiamo e raccontiamo il blog diventa luogo di incontro e di approfondimento: chi ci segue ci cerca e scopre che, oltre al viaggio che stiamo facendo, ne abbiamo fatti tanti altri e li abbiamo raccontati sempfe seguendo il nostro stile e il nostro modo di intendere il viaggio.
Certo è che non possiamo vivere una vita viaggiando (magari!) E dunque è giusto che il blog sia aggiornato e arricchito da contenuti interessanti e approfonditi.
Grazie di avermi coinvolta in questo progetto!